Stai con i piedi per terra!

“Stai con i piedi per terra”. Per quanti anni me lo sono sentita dire dal mio papà! (Ecco, a dirla tutta, me lo continua a ripetere pure adesso).

É che io sono sempre stata un po’ così, una sognatrice perenne, sia ad occhi chiusi che ad occhi aperti, totalmente immersa in un mondo di fantasia alle volte troppo lontano da qui. E quel suo “stai con i piedi per terra” mi faceva arrabbiare tantissimo. Perché sentivo che in qualche modo stava tarpando le ali ai miei sogni, e forse persino a me stessa, nel suo benevolo tentativo di riportarmi continuamente alla vita reale. Che per lui, come peraltro per molti di noi, è fatta di sacrifici e di tribolazioni, che lasciano poco spazio ai sogni (su come questo tipo di convinzioni agiscono in noi direi di dedicarci un capitolo a parte).

Ecco. In fondo però il mio papà, tra le righe, diceva anche una grande verità, se letta da un’altra prospettiva. Che in fondo i piedi sono le nostre basi, il nostro appoggio su questa terra. E che sì, allora è bene imparare a stare con i piedi per terra.

E allora è ai piedi che vorrei dedicare queste parole.

Avendo visto nell’articolo precedente che siamo essere energetici, è evidente che, come tali, abbiamo la necessità di un’adeguata messa a terra. Esattamente come ogni elettrodomestico di casa. Altrimenti ci squilibriamo e rischiamo di andare anche in cortocircuito.

Come dire, senza le basi, siamo instabili. Perdiamo il nostro centro di gravità, il nostro equilibrio.

Che in fondo, noi esseri umani assomigliamo molto ad un albero. Un albero ben bilanciato ha bisogno di avere radici profonde che entrano nel terreno, proprio come un’asta di messa a terra.

Dal punto di vista energetico, il radicamento è correlato al primo chakra. Il suo colore rosso rappresenta le radici, la forza, la terra, il senso di appartenenza, la salute e la vitalità. È il primo chakra che ci radica nel corpo, nella terra, nella materia fisica che ci compone.

Il primo chakra fornisce energia alla spina dorsale, alle ghiandole surrenali e ai reni. È associato agli arti inferiori, alla colonna vertebrale, all’intestino crasso, ai genitali e al sistema nervoso centrale. Il suo scopo è garantire la sopravvivenza e soddisfare i bisogni basilari, legati alla sopravvivenza, quali il cibo, l’acqua, l’aria, la casa. Rappresenta la sede della nostra volontà di esistere.

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Il primo chakra permette di entrare in contatto con il mondo fisico e di riceverne calore: è a questo livello dunque che nasce il calore umano, il rispetto per il mondo fisico e gli altri esseri umani. Dal punto di vista psicologico, il chakra della radice può essere fortemente influenzato dall’esperienza di sicurezza e di relazione e connessione con la madre all’inizio della vita, il primo punto di riferimento dell’anima per l’esperienza generale della vita in questo mondo. Si sviluppa infatti durante la fase prenatale ed i primi mesi di vita, in relazione alla formazione del corpo fisico. Lo scopo di questa fase dello sviluppo infantile è quello di imparare a fare i conti con il mondo fisico, attraverso il proprio corpo, sviluppando le capacità di basi quali ad esempio succhiare, mangiare, digerire, afferrare, sedere, procedere a gattoni, stare in piedi, camminare e manipolare gli oggetti. La scoperta e il dominio delle funzioni motorie sono i primi passi verso la propria indipendenza. A questo stadio, è evidente come la consapevolezza del neonato si focalizzi soprattutto sulla sopravvivenza e sul corpo fisico, gettando le fondamenta per la sicurezza e la connessione, che permettono la formazione della propria identità fisica.

È evidente come le conseguenze di un primo chakra bloccato possono essere piuttosto delicate: andando a ledere la voglia di vivere e percependo la mancanza di un punto d’appoggio, ogni circostanza è vissuta con estrema preoccupazione, causa di stress eccessivo, che alla lunga si ripercuote ad ogni livello, fisico, emotivo, mentale.

È la paura il demone del primo chakra, che nasce, quando qualcosa minaccia la nostra sopravvivenza, impedendoci di sentirci sicuri, concentrati e calmi. E in questo ultimo periodo ne abbiamo sentito pienamente gli effetti.

Armonizzare il primo chakra significa allora onorare il tempio del corpo, tornare alla terra e avere fiducia nell’istinto, ritrovare le basi, rifondare la radice. Quando la forza vitale affluisce pienamente in questo centro, abbiamo una forte volontà di vivere nella realtà fisica, che ci consente di avere un buon radicamento e una presenza vigorosa e vitale. L’energia del primo chakra dona vitalità, coraggio, fiducia, forza di volontà e voglia di vivere e di intraprendere nuove avventure. Essendo collegato all’istinto di sopravvivenza, è la sede dei nostri bisogni primari come la necessità di cibo, di avere un riparo sicuro e relazioni con gli altri. Ci spinge dunque alla ricerca di un ambiente sicuro e confortevole dove stare, della sicurezza economica e della stabilità nei rapporti per noi significativi. Le persone con il primo chakra aperto affrontano la vita con sicurezza, stabilità, radicamento e fiducia. Si sentono sicure e a proprio agio nel loro corpo. Hanno sviluppato quella stabilità e sicurezza interna, che le rendono indipendenti dalle circostanze mutevoli esterne. Sono completamente incarnate, nutrono un profondo legame personale con la terra e i suoi abitanti, vivono con “i piedi per terra”.

Come dire, per il semplice fatto che non abbiamo alcuna paura legata alla sopravvivenza, ci fidiamo. Anche di noi stessi. Ci sentiamo sicuri e sostenuti. E non abbiamo paura.

E allora vi propongo un semplice esercizio, per iniziare ad allenarci al radicamento, a prenderci cura della nostra messa a terra.

Mettiti in posizione eretta, con i piedi in linea alle spalle. I talloni sono spostati leggermente verso l’interno, rispetto agli alluci. Le ginocchia sono morbide, ma diritte. Chiudiamo gli occhi, respiriamo lentamente e profondamente e portiamo l’attenzione, per qualche secondo, all’appoggio dei nostri piedi a terra.

Iniziamo poi a fare qualche leggere movimento. Ci spostiamo prima sulle punte, poi sui talloni. Avanti e indietro. Cerchiamo poi di afferrare un tappeto immaginario con le dita dei piedi. E poi ancora, sulle punte, sui talloni. Continuiamo per qualche volta ancora. E poi, una volta fermi, mettiamoci nuovamente in ascolto dell’appoggio dei nostri piedi per terra. È cambiato qualcosa? Come percepisci il tuo radicamento a terra?

Possiamo rafforzare ulteriormente il nostro radicamento spingendo i piedi verso il basso e l’esterno, come se volessimo spingere via il pavimento. Inspiriamo e flettiamo leggermente le ginocchia, immaginando di attingere l’energia dalla Terra e di farla salire attraverso i nostri pedi, le nostre caviglie, le nostre gambe. Espirando, raddrizziamo le gambe, mantenendo le ginocchia morbide. Stiamo attivando il primo chakra, consentendo all’energia di salire ai chakra superiori. Mantenendo gli occhi chiusi, percepiamo come ora percepiamo il nostro appoggio a terra. Chiediamoci come si sente il nostro corpo: è più solido? Ci sentiamo forse più presenti e radicati?

Buon allenamento al radicamento! (Che fa pure rima… )

Come dire, alleniamoci a stare con i piedi per terra. E però decidiamo noi dove appoggiarli. Tenendo gli occhi al cielo.

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