Il Potere delle Parole e delle Intenzioni

Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.
(Emily Dickinson)

Nella mia vita, le parole ed il silenzio sono stati da sempre qualcosa di fondamentale.

Perché c’è stato un momento in cui il silenzio ha prevalso sulle parole che avrei voluto dire. E mi ha rinchiuso in una prigione da cui, a fatica, sono uscita.

Dopo molto tempo. E poi. Ci sono stati momenti in cui le parole sono uscite dalla mia bocca in modo talmente sproporzionato, che hanno finito per ferire. Come se fossi stata sempre un po’ in bilico tra il silenzio e le parole, in un rapporto conflittuale con l’uno e con le altre. Alle volte troppo rumorosa, per impedire di ascoltarmi. Altre troppo silenziosa. Per impedire di svelarmi davvero.

Poi ho scoperto questo.

Che abbiamo bisogno di silenzio per toccare la nostra Anima. E abbiamo bisogno di parole per darle voce.

Ed è un equilibrio in movimento, quello da ricercare tra le due. Un movimento armonico, senza strappi.

E allora è alle parole che voglio dedicare la mia attenzione.

Alle parole che diciamo. E a quelle che vorremmo dire, a quelle che non abbiamo mai detto.

Alle parole con cui creiamo la nostra realtà. E a quelle con cui distruggiamo i nostri legami. E i nostri sogni.

Alle parole.

Descriviamo la nostra realtà con le parole. Con quelle che abbiamo imparato da piccoli, nelle nostre famiglie. Con quelle che abbiamo assorbito dal mondo intorno a noi, quando eravamo ancora intenti a crescere.

Ci sono parole che abbiamo urlato e parole che abbiamo soffocato. Parole che abbiamo detto e parole che abbiamo trattenuto. Parole che ci hanno ferito e che hanno ferito.

Le parole parlano di noi e del nostro mondo. Come dei piccoli semi, sono diventate i nostri pensieri, le nostre convinzioni, le nostre abitudini, le esperienze che viviamo. Ciò che siamo. E proprio come dei piccoli semi piantati, hanno bisogno di cura e e attenzioni. Perché le parole crescono e si radicano in noi e nelle persone che le ricevono.

Le parole sono magiche, hanno il potere di trasformare i pensieri in manifestazioni fisiche.

Ci sono parole che sanno toccare il corpo, emettono energia, risuonano nella Verità.

Le parole sono frequenza, sono energia, che poi vengono codificate in immagini.

E allora è bene che impariamo a farlo, ad usare le parole con consapevolezza, intendo. Con la consapevolezza che stiamo muovendo energia. Perché attraverso le parole agiamo, ci muoviamo, seminiamo pensieri, produciamo creazione.

Le parole nascono dall’intenzione. E l’intenzione nasce dal significato con cui abitiamo le parole. È un rapporto circolare, quello che lega parole e intenzioni. E non sappiamo davvero chi viene prima.

Di certo però sappiamo che le intenzioni sono ciò che direziona la nostra vita. Quali intenzioni abbiamo e scegliamo di pronunciare, manifestandole?

Ciò che creiamo è una scelta. Ed è facile intuire che abbiamo sempre l’opportunità di scegliere e fare scelte diverse. Anche di non scegliere. O di scegliere di cedere il nostro potere ad altri, affinché scelga per noi. E possiamo scegliere per noi stessi soltanto. Perché non possiamo decidere al posto di un altro, né, tanto meno, possiamo cambiare l’altra persona o costringerla a farlo, attraverso ricatti e compromessi. Altrimenti si chiama manipolazione. O abuso, addirittura.

Nella consapevolezza delle nostre stesse intenzioni, possiamo cominciare ad osservare la parte di noi che ha prodotto le creazioni in cui siamo immersi: il bambino che siamo stati? Il ruolo che stiamo rivestendo ora? La paura? L’amore? La mente, il cuore o la pancia? Oppure la scelta nasce da quella scintilla che abbiamo nel cuore, che ci collega alla nostra Anima, alla nostra stella nucleo, al Divino che è in ciascuno di noi e che muove le nostre intenzioni più profonde?

Dal punto di vista vibratorio, il nostro campo energetico si muove seguendo l’energia delle nostre intenzioni e di conseguenza ciò che creiamo attraverso di essa e le nostre parole. Esprimere un’intenzione porta a riconoscere che abbiamo il potere di muovere energia e dunque ne siamo responsabili.

E allora qui si apre la vera questione. Imparare ad essere consapevoli del proprio vissuto quotidiano, del fatto che operiamo in ogni momento delle scelte e siamo padroni e responsabili del nostro destino. Riconoscere di avere quel dono inestimabile e sacro che si chiama libero arbitrio. E che ce lo abbiamo tutti. Molte delle scelte che compiamo, tuttavia, sono assunte in realtà per abitudine, per convenzione sociale, in base alle nostre credenze che però afferiscono alla nostra personalità. E si fondano sulla paura, e sulla necessità di proteggere noi stessi e gli altri da esperienze dolorose o che generano sofferenza e che risuonano con le ferite che portiamo dentro noi stessi. Almeno dalla nostra infanzia, se non prima.

È allineandoci invece alla nostra parte più profonda, che ci porta a scegliere delle intenzioni autentiche, che permettiamo alla nostra Anima di accendere quella scintilla, in grado di guidarci e accompagnarci, con dolcezza e fermezza, nel sentiero di un cammino di Presenza totale, al di là di ogni giudizio di bene o male, di giusto o sbagliato.

Che l’intenzione è un modo per affermare che è così e non che un giorno sarà così.

E dire le parole non basta, l’intenzione va espressa nelle parole e nello spirito, sentirle nel cuore ed abitarle pienamente, portando la nostra vibrazione in uno spazio nuovo e rinnovato.

E allora, la nostra realtà può trasformarsi nella misura in cui ci prendiamo cura di noi stessi e ci accorgiamo che, attraverso la consapevolezza e la presenza in noi stessi, agiamo come se fossimo un’energia creatrice, generativa, alchemica. E abbiamo il potere di farlo.

Prenderci cura di noi stessi significa renderci conto che noi non siamo le nostre ferite, né le nostre convinzioni, le nostre credenze, i nostri giudizi, né i ruoli o i copioni che recitiamo, né le maschere che indossiamo. Prenderci cura di noi stessi significa liberarci dalla paura, dalla necessità di definire o di etichettare, arrendersi, mollare totalmente il controllo, affidarsi completamente, accorgersi di essere parte del Tutto, nella Verità di Sè.

Allineare noi stessi e la nostra frequenza, oltrepassando quegli stessi limiti che noi abbiamo creato.

È come camminare.

Alle volte tenendo la mano di qualcuno. E alle volte da soli.

Con il coraggio di chi lascia le sue paure alle spalle.

Che, forse, ora, non hanno nemmeno più senso di esistere.

Rispettando ogni scelta fatta finora.

Onorando ogni bisogno provato nel momento in cui abbiamo preso quelle decisioni.

Con lo sguardo avanti, libero di meravigliarsi.

E di farlo ancora.

E ancora.

Fino ad accorgersi di essere piccoli,

Nell’immensità di questo mondo.

Per poi accorgersi di appartenere,

A questo mondo.

E di essere la sua stessa immensità.

Ognuno a modo suo.

Nella libertà di essere

Semplicemente Se stesso.

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