Il miracolo dei Fiori

Buddha diceva che “se potessimo vedere chiaramente il miracolo di ogni singolo fiore, l’intera nostra vita cambierebbe“.

E allora, guardiamoci intorno a noi.

Vedete quale immenso dono che ci ha fatto Madre Natura? Un insieme gentile di delicatezza, colore e profumo. Guardiamo i prati, o i nostri giardini. Soprattutto in questi giorni di primavera.

E fermiamoci un momento ad ammirare la miriade di colori che ci regalano i fiori intorno a noi.

I fiori fanno parte da sempre della mia vita. Mi chiamo come un fiore. E come un fiore si chiama persino la via in cui abito. Era inevitabile che finissi pure a farli diventare parte anche della ma vita professionale.

I fiori sono da sempre un dono prezioso: li regaliamo al compleanno, agli anniversari, a chi si laurea. Li doniamo persino ai nostri defunti.

I fiori portano luce e gioia, contengono i frutti e persino i semi di se stessi e rappresentano quel ciclo di trasformazione naturale, quel ciclo di vita – morte – rinascita, a cui è bene, ogni tanto, ricollegarsi.

I fiori hanno vibrazioni energetiche molto potenti e allo stesso tempo delicate. E forse è questo che ha spinto il dottor Bach e lavorare con essi, individuando i 38 rimedi floreali che oggi tutti noi conosciamo.

I Fiori di Bach sono un rimedio naturale basato sulle vibrazioni dei fiori selvatici raccolti in luoghi incolti nelle prime ore del mattino, lasciati poi in immersione in acqua di fonte esposta al sole oppure fatta bollire.

La sfera di azione principale dei Fiori di Bach è quella emotiva: agiscono cioè ristabilendo l’equilibrio a questo livello. Essi sono dei rimedi vibrazionali volti a sciogliere i blocchi emotivi di una persona e a mobilitare le sue forze interiori per innescare un cambiamento positivo. Le essenze che vengono individuate lavorano sul riequilibrio degli atteggiamenti emozionali negativi che favoriscono l’insorgere di disturbi emotivi diversi e che possono avere un risvolto anche sul piano fisico, ristabilendo l’armonia tra corpo e anima.

Le emozioni negative rappresentano una componente della nostra vita altrettanto importante di quelle positive. Spesso, però, uno stato d’animo negativo finisce per condizionarci così tanto da incidere sul nostro benessere generale, finendo per creare blocchi nel nostro campo energetico, fino alla nostra parte più densa, che è il nostro corpo fisico.

Le vibrazioni dei fiori consentono alle energie bloccate di fluire nuovamente e ristabilirne l’armonia.

Ciò che amo in modo particolare dei Fiori di Bach è che essi ci accompagnano a conoscerci un po’ più profondamente, attraverso quella fase delicata che è la scelta del rimedio che fa per noi in un particolare momento della nostra vita. E sono uno strumento fondamentale per la consapevolezza di se stessi.

I fiori di Bach sono per tutti e non hanno controindicazioni.

I fiori di Bach sono 38, a cui si aggiunge la miscela per le emergenze Resque Remedy, sono suddivisi in sette tipologie di stati d’animo: paura, incertezza, solitudine, disinteresse per il presente, disperazione e scoraggiamento, tendenza a lasciarsi influenzare dalle influenze o le idee altrui, eccessiva preoccupazione per gli altri. Attraverso le loro vibrazioni, i Fiori di Bach ristabiliscono il contatto con il proprio Sé e aiutano a sviluppare la virtù corrispondente.

Diversi autori hanno ripreso e approfondito ulteriormente il lavoro di Bach. Tra questi il medico tedesco Kramer, che, basandosi sulla propria esperienza pratica e sulle proprie intuizioni, ha messo a punto nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche nell’utilizzo dei rimedi floreali. Attraverso le relazioni tra i fiori, è possibile riconoscere quale di essi influenza maggiormente l’aspetto più superficiale di un problema e quale invece ne sia la causa più profonda. La diagnosi dei rimedi in gruppi consente di orientarsi nella localizzazione dei conflitti interiori del paziente, indicando la linea terapeutica da seguire.

I Fiori sono particolarmente indicati per i bambini, perché non hanno tutte quelle sovrastrutture che noi grandi ci siamo creati, dal punto di vista emotivo e mentale, e reagiscono in maniera veloce e duratura ai rimedi floreali. Dalla mia personale esperienza, è utili però che anche le mamme assumano i medesimi fiori indicati per i propri figli, visto il legame energetico che si instaura tra noi e i nostri figli.

I rimedi floreali hanno la proprietà di elevare le nostre vibrazioni e quindi di attivare le forze spirituali che liberano e guariscono la mente, il corpo e lo spirito

(E. Bach)

Abbiamo bisogno delle risposte. Ma anche delle domande.

Esiste un luogo energetico di Amore e di Comprensione, verso tutto ciò che ci accade. E che accade intorno a noi. Un mondo senza tempo né spazio, che ci parla attraverso il Cuore. Ed attraverso la frequenza dell’Amore. Questo mondo è quello dei Registri Akashici.

Immaginati di trovarti di fronte ad una biblioteca enorme. Piena di libri. E immaginati che ogni libro parli di te. Delle tue relazioni, delle tue memorie energetiche e vibrazionali, del tuo Sapere, delle risposte che stai cercando, delle tue ispirazioni, della tua Verità.

Questa biblioteca esiste per davvero, a livello energetico e vibrazionale.

E si tratta dei Registri Akashici.

“Akasha”, che in sanscrito significa etere o spazio, è il primo dei cinque elementi base dell’intero universo, il vuoto che permette di esistere e di manifestarsi. I registri Akashici sono di natura energetica-vibrazionale e contengono ogni evento, pensiero, sensazione, gesto, parola, credenza, intenzione, l’intera storia di ogni anima fin dagli albori della creazione. Diversi popoli, in epoche differenti, ci hanno parlato dell’Akasha, ognuno secondo le proprie tradizioni: i Rishi, gli Egizi, i Sumeri, i Buddisti… per arrivare persino alla Bibbia, in cui vengono citati come il “Libro della Vita”.

Come avviene una lettura?

La lettura può essere effettuata in presenza oppure a distanza, attraverso alcune domande che senti di fare per te stessa. Porre delle domande ci apre al desiderio di conoscere, di entrare in noi stessi, di rivelare noi stessi a noi stessi. Le domande abitano il tessuto più profondo dell’Anima e ci consentono di viaggiare attraverso i nostri codici più profondi, ci collocano nel tempo dell’osservazione della realtà che ci troviamo a vivere. Ci costringono a fare i conti con noi stessi, in un istante senza tempo che è semplicemente adesso. Consultando i Registri Akashici, possiamo acquisire una maggiore responsabilità di noi stessi e di ciò che stiamo creando nella nostra vita.

Alcune delle domande più frequenti sono nella lista che segue, ma ce ne possono essere molte altre che senti di avere. È importante specificare che le domande devono riferirsi a te stesso e non ad altri, ed essere aperte.

  • Qual è il mio proposito di vita?
  • Quali attitudini e capacità devo sviluppare in questa vita?
  • Quali sono i doni della mia anima?
  • Qual è la mia missione in questa vita?
  • Quali sono e come posso interpretare e superare i blocchi che stanno fermando la mia evoluzione?
  • Cosa devo apprendere da quest’esperienza (…)?
  • Cosa è bene che io sappia rispetto alla relazione con … (mio padre, mia madre, il mio compagno, ecc.)?
  • Come posso aiutare una persona a…?
  • Come posso superare il mio dolore riguardo a…
  • Perché certe dinamiche o situazioni si stanno manifestando nella mia vita?

Attraverso la voce di chi fa la lettura, poi, è possibile connettersi alla Saggezza della nostra Anima e portare Comprensione e Amore nella nostra vita. E a noi stessi.

Per prenotare una lettura dei Registri Akashici o chiedere informazioni a riguardo, puoi scrivere a margheritarusconi@gmail.com o tramite wapp al n. 345 1057699 .

Prevede un compenso di € 50,00.

A proposito di piedi per terra…

Avete mai sentito parlare del Massaggio Energetico Spirituale del Piede?

Il Massaggio Energetico Spirituale del piede è un trattamento ideato da Sri S.V. Govindan, maestro di origine indiana e discepolo di Gandhi, che ha dedicato la sua vita alla diffusione dell’Ayurveda, del Massaggio e dello Yoga.

Il trattamento consiste nello stimolare, attraverso un delicato movimento rotatorio, i punti riflessi sulla pianta del piede collegati alle ghiandole endocrine corrispondenti ai 7 chakra.

Agisce dunque a livello sia fisico ed energetico, con lo scopo di armonizzare il nostro sistema energetico, liberando e rimettere in circolo energie bloccate o stagnanti. E consentendoci dunque di camminare nel viaggio della vita con una rinnovata energia e gioia di vivere.

Il trattamento dura circa 35 minuti.

I mantra, appositamente scelti per accompagnare il trattamento, consentono di creare un clima di rilassamento, in cui la persona può lasciare andare ogni tensione ed aprirsi con fiducia alla Vita stessa.
Il Massaggio Energetico Spirituale del piede è utile in tutti i casi di tensione, stress, blocchi emotivi, ansia, panico ed ogni volta che si sente il bisogno di una pausa di benessere e rilassamento.

L’intero trattamento dura circa 35 minuti.

Effettuo il trattamento utilizzando alcune miscele di oli essenziali, che possono essere scelte in base al bisogno o al desiderio espresso dalla persona stessa.

In particolare, utilizzo la miscela di oli essenziali Young Living Endoflex, che contribuisce a riequilibrare il sistema endocrino e contribuisce a migliorare la vitalità del corpo. Questa miscela contiene gli oli essenziali di:

  • Menta Peperita, che equilibra e incrementa il metabolismo, favorendo l’eliminazione delle tossine
  • Salvia, che migliora l’equilibrio degli estrogeni, progesterone e testosterone
  • Geranio, che favorisce l’equilibrio ormonale, in particolare delle funzioni epatiche e renali e lo scarico delle tossine dal fegato
  • Mirto, che aiuta a regolarizzare la funzione tiroidea
  • Noce Moscata, che sostiene e rinforza l’attività delle ghiandole surrenali
  • Camomilla Tedesca, che agisce a livello epatico e del pancreas.

Come dire, che se possiamo ripartire, facciamolo in modo nuovo.

Stai con i piedi per terra!

“Stai con i piedi per terra”. Per quanti anni me lo sono sentita dire dal mio papà! (Ecco, a dirla tutta, me lo continua a ripetere pure adesso).

É che io sono sempre stata un po’ così, una sognatrice perenne, sia ad occhi chiusi che ad occhi aperti, totalmente immersa in un mondo di fantasia alle volte troppo lontano da qui. E quel suo “stai con i piedi per terra” mi faceva arrabbiare tantissimo. Perché sentivo che in qualche modo stava tarpando le ali ai miei sogni, e forse persino a me stessa, nel suo benevolo tentativo di riportarmi continuamente alla vita reale. Che per lui, come peraltro per molti di noi, è fatta di sacrifici e di tribolazioni, che lasciano poco spazio ai sogni (su come questo tipo di convinzioni agiscono in noi direi di dedicarci un capitolo a parte).

Ecco. In fondo però il mio papà, tra le righe, diceva anche una grande verità, se letta da un’altra prospettiva. Che in fondo i piedi sono le nostre basi, il nostro appoggio su questa terra. E che sì, allora è bene imparare a stare con i piedi per terra.

E allora è ai piedi che vorrei dedicare queste parole.

Avendo visto nell’articolo precedente che siamo essere energetici, è evidente che, come tali, abbiamo la necessità di un’adeguata messa a terra. Esattamente come ogni elettrodomestico di casa. Altrimenti ci squilibriamo e rischiamo di andare anche in cortocircuito.

Come dire, senza le basi, siamo instabili. Perdiamo il nostro centro di gravità, il nostro equilibrio.

Che in fondo, noi esseri umani assomigliamo molto ad un albero. Un albero ben bilanciato ha bisogno di avere radici profonde che entrano nel terreno, proprio come un’asta di messa a terra.

Dal punto di vista energetico, il radicamento è correlato al primo chakra. Il suo colore rosso rappresenta le radici, la forza, la terra, il senso di appartenenza, la salute e la vitalità. È il primo chakra che ci radica nel corpo, nella terra, nella materia fisica che ci compone.

Il primo chakra fornisce energia alla spina dorsale, alle ghiandole surrenali e ai reni. È associato agli arti inferiori, alla colonna vertebrale, all’intestino crasso, ai genitali e al sistema nervoso centrale. Il suo scopo è garantire la sopravvivenza e soddisfare i bisogni basilari, legati alla sopravvivenza, quali il cibo, l’acqua, l’aria, la casa. Rappresenta la sede della nostra volontà di esistere.

edf

Il primo chakra permette di entrare in contatto con il mondo fisico e di riceverne calore: è a questo livello dunque che nasce il calore umano, il rispetto per il mondo fisico e gli altri esseri umani. Dal punto di vista psicologico, il chakra della radice può essere fortemente influenzato dall’esperienza di sicurezza e di relazione e connessione con la madre all’inizio della vita, il primo punto di riferimento dell’anima per l’esperienza generale della vita in questo mondo. Si sviluppa infatti durante la fase prenatale ed i primi mesi di vita, in relazione alla formazione del corpo fisico. Lo scopo di questa fase dello sviluppo infantile è quello di imparare a fare i conti con il mondo fisico, attraverso il proprio corpo, sviluppando le capacità di basi quali ad esempio succhiare, mangiare, digerire, afferrare, sedere, procedere a gattoni, stare in piedi, camminare e manipolare gli oggetti. La scoperta e il dominio delle funzioni motorie sono i primi passi verso la propria indipendenza. A questo stadio, è evidente come la consapevolezza del neonato si focalizzi soprattutto sulla sopravvivenza e sul corpo fisico, gettando le fondamenta per la sicurezza e la connessione, che permettono la formazione della propria identità fisica.

È evidente come le conseguenze di un primo chakra bloccato possono essere piuttosto delicate: andando a ledere la voglia di vivere e percependo la mancanza di un punto d’appoggio, ogni circostanza è vissuta con estrema preoccupazione, causa di stress eccessivo, che alla lunga si ripercuote ad ogni livello, fisico, emotivo, mentale.

È la paura il demone del primo chakra, che nasce, quando qualcosa minaccia la nostra sopravvivenza, impedendoci di sentirci sicuri, concentrati e calmi. E in questo ultimo periodo ne abbiamo sentito pienamente gli effetti.

Armonizzare il primo chakra significa allora onorare il tempio del corpo, tornare alla terra e avere fiducia nell’istinto, ritrovare le basi, rifondare la radice. Quando la forza vitale affluisce pienamente in questo centro, abbiamo una forte volontà di vivere nella realtà fisica, che ci consente di avere un buon radicamento e una presenza vigorosa e vitale. L’energia del primo chakra dona vitalità, coraggio, fiducia, forza di volontà e voglia di vivere e di intraprendere nuove avventure. Essendo collegato all’istinto di sopravvivenza, è la sede dei nostri bisogni primari come la necessità di cibo, di avere un riparo sicuro e relazioni con gli altri. Ci spinge dunque alla ricerca di un ambiente sicuro e confortevole dove stare, della sicurezza economica e della stabilità nei rapporti per noi significativi. Le persone con il primo chakra aperto affrontano la vita con sicurezza, stabilità, radicamento e fiducia. Si sentono sicure e a proprio agio nel loro corpo. Hanno sviluppato quella stabilità e sicurezza interna, che le rendono indipendenti dalle circostanze mutevoli esterne. Sono completamente incarnate, nutrono un profondo legame personale con la terra e i suoi abitanti, vivono con “i piedi per terra”.

Come dire, per il semplice fatto che non abbiamo alcuna paura legata alla sopravvivenza, ci fidiamo. Anche di noi stessi. Ci sentiamo sicuri e sostenuti. E non abbiamo paura.

E allora vi propongo un semplice esercizio, per iniziare ad allenarci al radicamento, a prenderci cura della nostra messa a terra.

Mettiti in posizione eretta, con i piedi in linea alle spalle. I talloni sono spostati leggermente verso l’interno, rispetto agli alluci. Le ginocchia sono morbide, ma diritte. Chiudiamo gli occhi, respiriamo lentamente e profondamente e portiamo l’attenzione, per qualche secondo, all’appoggio dei nostri piedi a terra.

Iniziamo poi a fare qualche leggere movimento. Ci spostiamo prima sulle punte, poi sui talloni. Avanti e indietro. Cerchiamo poi di afferrare un tappeto immaginario con le dita dei piedi. E poi ancora, sulle punte, sui talloni. Continuiamo per qualche volta ancora. E poi, una volta fermi, mettiamoci nuovamente in ascolto dell’appoggio dei nostri piedi per terra. È cambiato qualcosa? Come percepisci il tuo radicamento a terra?

Possiamo rafforzare ulteriormente il nostro radicamento spingendo i piedi verso il basso e l’esterno, come se volessimo spingere via il pavimento. Inspiriamo e flettiamo leggermente le ginocchia, immaginando di attingere l’energia dalla Terra e di farla salire attraverso i nostri pedi, le nostre caviglie, le nostre gambe. Espirando, raddrizziamo le gambe, mantenendo le ginocchia morbide. Stiamo attivando il primo chakra, consentendo all’energia di salire ai chakra superiori. Mantenendo gli occhi chiusi, percepiamo come ora percepiamo il nostro appoggio a terra. Chiediamoci come si sente il nostro corpo: è più solido? Ci sentiamo forse più presenti e radicati?

Buon allenamento al radicamento! (Che fa pure rima… )

Come dire, alleniamoci a stare con i piedi per terra. E però decidiamo noi dove appoggiarli. Tenendo gli occhi al cielo.

È che siamo molto di più di ciò che vediamo

Siamo abituati a percepirci unicamente come un corpo fisico, che pensa e che talvolta si permette di provare emozioni, senza tener però conto che siamo fatti anche di energia.

Vi suggerisco di provare a fare questo semplice esercizio: distendete le braccia davanti a voi, tenendo i gomiti diritti, con una mano rivolta verso l’alto e l’altra verso il basso. Aprite e chiudete velocemente i palmi per una ventina di volte. Quando iniziate ad avvertire una certa stanchezza nelle braccia, allargatele leggermente e, poi, avvicinate lentamente i palmi l’uno all’altro, fino a che questi si trovino ad una distanza di circa pochi centimetri l’uno dall’altro. Provate a percepire la sensazione tra i palmi delle mani: potreste avvertire un leggero formicolio oppure una sensazione simile al campo che si crea tra due calamite. State sentendo nient’altro che la vostra energia!

Diverse dottrine, come per esempio i Veda indiani, gli insegnamenti teosofici, la medicina tradizionale cinese, la Cabala, la tradizione dei guaritori presso gli Indiani d’America, le dottrine tibetane, il buddhismo Zen giapponese, alcune testimonianze, quali di Madame Blavatsky o di Rudolph Steiner, per arrivare alla Brennan, per citare qualche esempio, danno una definizione particolareggiata del campo energetico umano.

E allora, è interessante osservare allora che scienza e spiritualità siano giunte ad un livello di intesa circa la natura della realtà delle cose: la fisica quantistica, in particolare, ha dimostrato, da un punto di vista prettamente scientifico, quello che filosofi, religiosi e grandi Maestri spirituali di ogni tempo sapevano già da diversi secoli, dimostrando che la materia, e dunque anche noi stessi, in realtà è energia.

Ciò significa che il nostro corpo fisico è reso vivo e vitale da una struttura energetica generalmente invisibile, ma reale, composta proprio da energie sottili che vibrano a frequenze diverse. In realtà, molti di noi riescono a percepire il campo energetico umano, anche se non ne siamo consapevoli. Vi è mai capitato di avvertire lo sguardo di qualcuno che vi stava fissando, anche senza vederlo? Oppure di sentirvi in sintonia, o meno, con un estraneo? O di avere la sensazione che stia per accadere qualcosa di bello o di brutto? In realtà, ogni individuo può sviluppare tale percezione. Si tratta semplicemente dell’espansione dei nostri sensi al di là dei limiti a cui siamo abituati, di quella particolare sensibilità che comunemente chiamiamo “sesto senso”, ma che, più tecnicamente, si definisce come chiarudienza, chiaroveggenza, intuizione, empatia e sensitività.

Secondo questa visione, ognuno di noi, allora, è un insieme di energie di vario livello, emanate da un nucleo centrale, che possiamo chiamare Sè, Anima, Io Superiore, Io Sono, Atman, Ishvara, Angelo Solare, Monade e così via, collegata a quella scintilla nel cuore che è in ciascuno di noi, alla nostra essenza più autentica.

Immaginiamoci per un momento come una cipolla, in cui, ad ogni strato, corrisponde ad un livello energetico diverso: oltre al corpo fisico che possiamo percepire attraverso i nostri cinque sensi e con cui siamo soliti identificarci, siamo circondati da altri corpi energetici, che si compenetrano l’uno all’altro. I corpi sottili sono sette, ma comunemente ne vengono presi in considerazione quattro, oltre al corpo fisico. In sostanza, i diversi livelli energetici di cui siamo composti costituiscono il veicolo di espressione qui sulla terra del nostro nucleo essenziale.

Andiamo per gradi.

Il nostro corpo fisico è l’aspetto più visibile, denso, materiale, concreto. Abbiamo poc’anzi detto che la scienza ci ha ampiamente dimostrato che tutto è energia, anche la materia fisica, e dunque anche il nostro corpo. Per altro, sappiamo bene che persino il nostro corpo fisico è un insieme di energie, chimiche e bio – elettriche diverse. Non effettuiamo forse l’elettroencefalogramma o l’elettrocardiogramma per misurare l’energia di cervello e cuore?

Gli altri strati della cipolla che ci compongono, ovvero i corpi sottili per dirla in termini tecnici, sono anch’essi costituiti da energia. L’involucro che compenetra il corpo fisico è detto eterico; esso ha essenzialmente due funzioni: riceve e veicola l’energia vitale, il prana, che conferisce vita, forza e salute alla controparte più densa. Il corpo eterico, inoltre, collega la dimensione fisica agli altri corpi. Desidero soffermarmi un momento su questo secondo punto, ovvero sul ruolo di ponte rivestito dal corpo eterico rispetto agli altri livelli energetici. Ogni nostro stato d’animo, ogni nostro pensiero, ogni nostra emozione influisce sul corpo fisico proprio attraverso il corpo eterico, che riceve energie dal piano emotivo, o astrale, e mentale e le trasmette al corpo, influenzandone il benessere e l’equilibrio. Come dire, noi emaniamo ciò che siamo, proviamo, sentiamo, pensiamo. A livello del corpo eterico un ruolo fondamentale è giocato dalle nadi e dai chakra, ma di questo ne parleremo poi.

Il corpo astrale è il veicolo delle emozioni e dei sentimenti. Quando è calmo e tranquillo, è uno strumento di sensibilità, empatia, unione con le altre persone; spesso, tuttavia, è agitato, turbato da desideri e impressioni che possono creare miraggi ed illusioni. Anche il corpo astrale, esattamente come l’eterico, compenetra il corpo fisico e si espande al di là di esso, creando una sorta di alone che, a chi ha la capacità di percepire, rivela lo stato d’animo, la qualità emozionale e vibrazionale della persona. Il corpo astrale vive durante il sonno del corpo fisico: da qui l’importanza che rivestono i sogni, come rappresentazione dei nostri stati inconsci, dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni, delle forme-pensiero. Nella dimensione astrale, inoltre, non esistono le leggi spazio – temporali così come le conosciamo e dunque non esiste né distanza né separazione: persino la comunicazione con gli altri è immediata ed avviene semplicemente per sintonia vibratoria.

Il corpo mentale è l’unico veicolo della personalità che partecipa sia alla vita dell’uomo sul piano della manifestazione, sia alla vita del Sè Superiore. È la sede del pensiero e si manifesta attraverso l’attività della mente che discerne, analizza, divide. Il Corpo Mentale si riferisce alla motivazione e all’impulso ed è l’espressione dell’energia dei nostri pensieri. Sviluppare la consapevolezza del corpo mentale, ovvero tutte le facoltà intellettive e mentali, è per l’uomo un passo evolutivo importante e richiede un lungo percorso di crescita e di maturazione.

I livelli superiori del mentale costituiscono il Corpo Causale, corpo che non appartiene più al livello della personalità ma a quello del Sè Superiore. La funzione di questo corpo è quella di assorbire, vita dopo vita, il risultato più profondo ed alto di tutte le esperienze e gli eventi attraversati dall’uomo nei livelli più personali, che divengono cause (da qui il nome Causale del corpo) per i futuri eventi e incarnazioni. Evolvendo, il corpo causale diviene sempre più delineato, organizzato e radiante. Questo livello vibratorio si riferisce ai valori a cui si ispira l’essere umano ed è in questa dimensione che nasce la Coscienza, in cui si trovano le vere cause del comportamento, le intenzioni che sottendono il proprio agire.

Questa descrizione ci porta a formulare alcune riflessioni. Da una parte, possiamo facilmente intuire che finché non faremo esperienza diretta e consapevole della nostra realtà interiore e delle energie che ci compongono, non potremo liberarci dalle limitazioni, dalle identificazioni, dalle illusioni e dai blocchi che ci impediscono di essere completamente consapevoli di noi stessi. Ed è allora, comprendendo e riconoscendo il funzionamento del nostro corpo e di tutte le sue parti, fisiche ed energetiche, che possiamo raggiungere la serenità. La nostra.

Quando Io Sono unito, unico, quando tutta la mia energia fluisce e non ha blocchi nel suo circolo, quando tutta la mia energia è al servizio delle cause profonde della mia incarnazione, Io Sono felice

(Associazione IoSononelMondo)

Sogno un mondo così. Di genitori consapevoli. (Non perfetti, semplicemente consapevoli.)

Essere genitori, che roba!

Niente ci può preparare a ciò che significa veramente essere genitori. Impariamo l’arte durante il cammino, riscoprendo e affidandoci alle nostre risorse interiori, incluse quelle che non sappiamo nemmeno di avere. Essere genitori è un lavoro interiore, costante e profondo. Ed è necessario vivere il ruolo di genitori per sapere davvero che cos’è.

Nella mia esperienza personale sono stati proprio i miei figli ed il mio rapporto con loro a costringermi a fare i conti con me stessa, a dovermi mettere in discussione, ad interrompere quella lotta impari tra l’immagine di madre perfetta che avevo idealizzato e quella imperfetta, fallibile, che ogni tanto continuo ad essere. E che ho imparato ad accettare con maggior indulgenza e senza pretesa. I miei figli mi hanno resa vulnerabile come non lo sono mai stata, mi ha richiesto di diventare responsabile, mi ha posto sfide mai incontrate prima, hanno distolto il mio tempo e la mia attenzione da altre cose, inclusa me stessa. Ma, allo stesso, è a me stessa che mi hanno inevitabilmente riportata. E mi riportano ogni singolo giorno.

Che è così che succede, un po’ a tutti, vero?

Noi genitori nutriamo enormi aspettative sulla vita dei nostri figli, sin dal momento del loro concepimento. Diciamocelo in tutta onestà, dalla scoperta del loro arrivo, iniziamo a fantasticare sul loro futuro: per loro sogniamo il meglio, una vita serena e ricca di successi. Ai nostri figli auguriamo di sfuggire alle difficoltà ed ai problemi, desideriamo che loro possano evitarsi dolori e sofferenze di qualsiasi genere. Egoisticamente, auspichiamo anche che mettere al mondo dei figli possa in qualche modo migliorarci la vita, ci faccia sentire meno soli, ci renda adulti migliori, più completi e realizzati.

Tramite i nostri figli poi speriamo e ci illudiamo anche di chiudere i conti con le ferite della nostra infanzia: chi di noi non ha mai detto, o pensato almeno una volta, di voler risparmiare ai nostri figli tutto ciò che più ci ha fatto male quando eravamo bambini? Il tutto accompagnato da quell’incauta promessa di non voler emulare alcuni degli stili educativi con cui siamo stati cresciuti, amati e anche protetti, ma in cui oggi, da adulti, non ci riconosciamo più.

Perché è così che funziona, che ci piaccia o no. Diventiamo genitori con un bagaglio importante: quello che ci portiamo dalla nostra infanzia, dalla nostra famiglia di origine, e che ci ha enormemente condizionato nel corso della nostra vita. In questo nostro bagaglio personale ritroviamo le esperienze che abbiamo vissuto, le persone e le relazioni che sono state significative per noi quando eravamo bambini, i ricordi felici o dolorosi che hanno accompagnato la nostra crescita, così come le nostre paure e le nostre emozioni. E se guardiamo ancor con più attenzione, nel nostro bagaglio personale ritroviamo anche le modalità con cui i nostri genitori ci hanno insegnato ad affrontare le paure che abbiamo provato, le emozioni che abbiamo sentito, riconosciamo i valori, le convinzioni e le credenze che ci hanno trasmesso, quei modi di dire e di fare che hanno di finito per condizionarci, gli automatismi ed i codici di comportamento che oggi ci guidano nella vita.

Ad alcuni di noi, poi, può essere che la propria storia personale abbia portato anche ad adottare dei veri e propri meccanismi di difesa, che ci hanno in qualche modo protetti dall’esposizione a vissuti emotivi troppo dolorosi, finendo per minimizzarli o comunque non riconoscerne la portata e le conseguenze nella vita adulta. In altri casi ancora, quando le ferite dell’infanzia sono state così dolorose da risultare intollerabili alla nostra mente e al nostro cuore, abbiamo finito per relegarle in qualche angolo oscuro della nostra coscienza, arrivando al punto di dimenticarcene e rendendole totalmente inaccessibili persino a noi stessi.

Ma è proprio quando pensiamo di essere diventati adulti e di aver superato quei momenti bui o di terrore, e di aver sigillato la nostra maturità con l’arrivo di un figlio, ecco che queste ferite tornano a farsi sentire, in particolare proprio nella relazione con i nostri figli. Già, perché quelle ferite, così dolorose non si cancellano, ma continuano ad agire, silentemente e subdolamente, dentro di noi.

Avendo provato, più o meno inconsapevolmente sulla nostra pelle, quanto un bambino possa essere influenzato dai propri genitori sin dai suoi primi istanti di vita, ogni genitore fa allora i conti con i dubbi e le profonde paure rispetto agli esiti che un proprio atteggiamento può avere, e di certo avrà, nella vita del proprio figlio. Talvolta la consapevolezza delle conseguenze del proprio agire porta a muoversi con maggiore cautela; altre volte, invece, facciamo comodamente finta di niente e finiamo per non badare troppo agli effetti derivanti dagli stili di vita e dai valori che portiamo nell’educazione dei nostri figli. Salvo poi lamentarci di queste nuove generazioni.

E però, come dire, sotto un pero non trovi mele, si dice qui in Valsassina. Teniamolo a mente.

Scoprire, riconoscere che è possibile essere stati in qualche modo feriti nella propria infanzia, che ognuno di noi ha delle ombre che tenta di nascondere, è il primo passo per liberarci. Da ciò che ci ha fatto male, da ciò che abbiamo ereditato dalla nostra famiglia sotto forma di convinzioni e pensieri, e che ci sta boicottando, limitando, condizionando. Diventare consapevoli di chi siamo, della nostra storia e di come questa agisca ancora attraverso di noi è il punto di partenza imprescindibile. Il passo successivo è smettere di identificarsi con le proprie sofferenze o le proprie convinzioni: noi non siamo le nostre ferite, non siamo i condizionamenti che abbiamo ricevuto. Non siamo nemmeno il dolore che ci portiamo dentro. Smettiamo dunque di giudicarci, condannarci o vittimizzarci per quello che abbiamo passato. Smettiamo anche di prendercela con chi ci ha ferito. E di proiettare all’esterno la responsabilità della nostra vita. Riprendiamocela tra le mani!

Che prendendo consapevolezza di chi siamo, come agiamo, cosa ci muove, il senso di ciò che viviamo, possiamo liberare tutta quella energia che prima serviva per reprimere e nascondere il dolore o la paura, e che ora invece è a nostra disposizione per creare la vita che vogliamo. Per essere realmente noi stessi.

E allora sono fermamente convinta che sia sempre più fondamentale che noi genitori diventiamo consapevoli di noi stessi (in realtà che lo diventiamo tutti…).

Perchè diventare, anzi, essere genitori è la preziosa occasione di contribuire a costruire un mondo migliore, crescendo figli che si trasformino pian piano in adulti a loro volta più consapevoli e liberi da condizionamenti limitanti. E anche se, come dice Douglas, è più facile costruire bambini forti piuttosto che aggiustare adulti rotti, mi piace pensare che lavorare con adulti forse un po’ ammaccati, ma ancora in tempo a rimettersi in forma, possa contribuire a crescere bambini, ovvero gli adulti di domani, più sereni, liberi e realizzati. E se da adulti i nostri figli non avranno bisogno di rivalersi del passato, potranno di certo vivere pienamente il loro presente.

Ognuno di noi, diciamocelo, è qui per realizzare se stesso ed essere felice. E dunque la strada non può che partire proprio da noi stessi: più, a livello personale, riusciamo a liberarci da tutto ciò che ci limitasiamo appagati, realizzati e felici, più ci sembrerà, come genitori, di riuscire ad avere più pazienza, a dare e ricevere più amore e dolcezza, ad arrabbiarci di meno, ad essere più empatici, più disponibili, più compassionevoli e comprensivi. E più vedremo crescere i nostri figli sereni, in armonia, realizzati.

Nell’espressione più autentica di ciò che sono.

Teniamocelo ben in mente: i nostri figli ci donano la preziosa opportunità di condividere le vibrazioni della vita in modi che non potremmo mai conoscere se loro non facessero parte della nostra vita. Ripaghiamoli, in qualche modo.

Per esempio, donando loro dei genitori felicemente consapevoli.

Essere Genitori oggi

Ho sempre amato i bambini, ancor prima di averne di miei. Sarà per questo che mi sono scelta un compagno che di figlio ne aveva già uno. E ho desiderato di avere dei figli, da sempre. Dopo un paio di mesi di convivenza il mio desiderio si è avverato: aspettavo due gemelli. Durante la gravidanza, fantasticavo su chi avesse potuto nascere da noi, soprattutto che viso avrebbero avuto. Ecco, sì. Per me ciò che contava di più era sapere che viso avrebbero avuto i miei bambini, il colore dei loro occhi, dei capelli (speravo rossi, come me da piccola), il naso (preferibilmente del papà) e la forma delle orecchie (idem come per il naso…). Come se un figlio avesse unicamente un corpo fisico.

Non mi sono mai posta domande rispetto per esempio al carattere, alle aspirazioni, al livello di intelligenza. No, volevo vedere che faccia avrebbero avuto i figli miei e del mio compagno.

E desideravo tanto conoscerli. Ricordo che al momento del parto di Filippo e Tommaso, nel momento in cui le ostetriche (due, ovviamente) hanno avvicinato quei due visini al mio ho sentito una gioia mai provata prima (anche perché il naso era decisamente meglio del mio!) e ho sussurrato loro: “Piacere di conoscervi, io sono la vostra mamma”. Insomma. Dovevamo iniziare bene la nostra vita insieme, almeno con le dovute presentazioni. E gli ho guardato quei due visini che mi sembravano così meravigliosi e che tanto avevo avuto voglia di vedere presto.

Poi ecco, quell’idillio è terminato. Nel momento in cui sono iniziate le notti insonni, i capricci inconsolabili, le sfuriate, quei pianti interminabili e così incomprensibili, da mettermi di fronte alla mia più totale impotenza. E allora ho iniziato ad osservare il rapporto con i miei figli. Anzi, ho iniziato ad osservare me nel rapporto con i miei figli.

La mia attività professionale di Assistente Sociale all’interno di servizi, in particolare rivolti ai minori ed alle loro famiglie e di tutela minori, nonché la mia esperienza personale di madre (e di figlia) mi ha portata a riflettere molto nel corso degli anni rispetto al tema della genitorialiltà. In particolare, rispetto al legame indissolubile che viene a crearsi tra genitori e figli, come gli uni influenzino gli altri e come gli altri riflettano indiscutibilmente il mondo dei primi, il loro modo di fare, di essere e di avere. Come le storie familiari siano così potenti da tramandarsi di generazione in generazione, attraverso catene che, il più delle volte, risultano imprigionanti, limitanti e depotenzianti, e come invece sia giunto il momento che i genitori si assumano la responsabilità di accettare appieno l’incarico per i quali sono chiamati: quello di accompagnare le anime da cui sono stati scelti nel corso del loro percorso di vita.

Quando nasce un bambino, la prima cosa a cui pensiamo è proprio il suo corpo, la sua fisicità, senza considerare tuttavia ciò che dà vita a quel corpo e lo anima. Il compito di noi genitori è, da una parte, una sorta di privilegio divino, poiché è proprio attraverso di noi che si dà ad un’Anima l’opportunità di entrare in questo mondo, di crescere ed evolvere. E allora è questo che dovremmo tenere bene a mente: i nostri figli sono Anime individuali, venute al mondo per vivere esperienze proprie, per acquisire conoscenze secondo i dettami del proprio Sé superiore. Ogni anima sceglie una famiglia per poter ricordare cosa c’è ancora da ripulire e da apprendere per la propria evoluzione. Tramite i rapporti familiari ogni individuo ha la possibilità di comprendere il proprio scopo nella vita, la propria funzione nei rapporti personali. La famiglia è la scuola primaria di ogni individuo: in essa si apprendono valori, convinzioni, pensieri, modalità di relazione. In essa ci si esercita alla vita, attraverso gli scambi reciproci quotidiani ed è alla base della società, è la cellula di base su cui si fonda l’intera umanità.

È evidente che essere genitori, nonni, così come anche essere insegnanti, educatori, psicoterapeuti, e persino pediatri, oggi, è molto più complicato di qualche decennio fa. Sembra che le tecniche, le cure e l’educazione che le nostre generazioni hanno a loro volta ricevuto ed imparato siano spesso insufficienti per accompagnare i nostri bambini e ragazzi nel loro percorso di crescita, con il conseguente senso di impotenza e di frustrazione che accompagna gli educatori di oggi, qualunque ruolo essi rivestano. Senza dare la caccia al “colpevole”, chiedendoci per esempio se siano gli adulti ad essere incapaci di educare le nuove generazioni oppure siano invece queste ultime ad essere ineducabili, bisognerebbe, con una buona dose di umiltà, affermare che, forse, l’educazione e le teorie psicologiche di qualche decennio fa non siano più sufficienti.

Teniamo conto che i bambini di oggi sono più sensibili di quelli di un tempo. I bambini di oggi vengono per innalzare la consapevolezza dei genitori, per portare la Terra a risuonare con vibrazioni più alte, nell’armonia, nella gioia e nell’amore. Non occorre essere genitori, perfetti, competenti e ben istruiti, ma genitori in grado di portare luce, prima di tutto in se stessi. Altrimenti come potrebbero trasmetterla anche ai loro figli?

I genitori di oggi sono dunque chiamati ad essere educatori di una nuova generazione che ci chiede di dialogare non solo da mente a mente, ma anche da cuore a cuore, da anima ad anima. Ecco allora che diventa importante accompagnare i genitori attraverso percorsi di consapevolezza e di crescita personale, non solo attraverso i metodi di sostegno alla genitorialità psico – socio – pedagogici più tradizionali, ma anche da un punto di vista energetico, perché ogni ferita, ogni conflitto irrisolto che un genitore si porta appresso a livello sottile finisce per ripercuotersi nella relazione con i propri figli.

Pensiamoci bene. Quando nasce un bambino, la vita dei genitori viene travolta da qualcosa di meraviglioso, che ci mette in contatto con una gioia profonda mai provata prima. Ma che ci porta a contattare anche le nostre paure più profonde. I figli, infatti, hanno lo straordinario potere di rovesciarci il nostro mondo addosso, portandoci la vita nella sua interezza. Quella vita così ricca di fantasie, sogni e realtà, ma anche di paure, difficoltà, dolori, aspettative, delusioni, illusioni. Come se i nostri figli, in qualche modo, ci riportassero ai figli che noi stessi siamo stati, portandoci a tentare di essere i genitori che avremmo voluto per noi. E così facendo, però, continuiamo a dare potere a ferite, più o meno dolorose ed irrisolte, ma di certo antiche. E sicuramente nostre, e non dei nostri figli. E allora vale la pena guardare un po’ più dentro di noi. Amorevolmente, senza giudicarci troppo. Perché un figlio non nasce e non cresce a caso. Come dire, sotto un pero non trovi mele.

Ecco, credo sia proprio questo il punto di partenza. Accompagnare i genitori ad entrare nel loro labirinto interiore, attraverso percorsi di crescita e di consapevolezza che consentano loro di tornare alla luce. Alla luce dell’Amore Incondizionato, che non prevede condizioni, aspettative, che non reclama diritti e doveri, che non si fissa su ideali, pensieri, che non si imbriglia in giochi di potere.

A quell’Amore Incondizionato che agisce con Dolcezza e Fermezza.

Ai miei Figli.
Con tutto l’Amore che IoSono

Un servizio sociale per l’Anima

Dopo anni di esperienza maturata nell’ambito dei servizi per minori e famiglia territoriali, ho scelto di reinventarmi professionalmente, integrando le metodologie di intervento sociale più classiche (relazione di aiuto, segretariato sociale, sostegno sociale e genitoriale, progettazione di rete e di comunità) con alcune tecniche energetiche olistiche, in particolare i Fiori di Bach, gli Oli Essenziali, il Reiki, il Theta Healing, il Metodo I Misteri del Femminino per Uomini e Donne di Isabella Magdala, la Lettura dei Registri Akashici e la Meditazione Profonda, fondendo approcci diversi finalizzati alla consapevolezza di sé. Perchè siamo molto di più di un corpo fisico che pensa e talvolta si permette di provare emozioni. Ma siamo fatti anche di energia.

L’obiettivo generale del mio lavoro è quello di rispondere ad un momento di difficoltà, che sia di tipo sociale, esistenziale e relazionale, collocandolo all’interno di un percorso di crescita, in cui accompagnare le persone che incontro ad assumere la responsabilità delle proprie scelte e della propria vita, attraverso percorsi di consapevolezza, in cui prendere coscienza dei blocchi, delle fragilità, delle convinzioni e dei condizionamenti che stanno guidando la sua vita, rafforzando il contatto con il proprio Sé, con la propria Anima, e con il compito specifico per cui siamo venuti al mondo. Ritrovando così, dentro ciascuno di noi, una rinnovata gioia di vivere.

La scelta di coniugare interventi sociali ed energetici, così apparentemente diversi, nasce dalla consapevolezza che un mondo migliore sia possibile, a patto che ognuno di noi riparta da se stesso e abbia cura di (ri) splendere, riprendendo in mano le redini della propria vita e assumendosi la responsabilità di farne una meraviglia. Il cambiamento interiore diviene l’unica reale possibilità di generare un cambio nel mondo esterno, poiché questo è un riflesso della propria condizione interiore: è dunque inutile cercare di cambiarlo reagendo ai suoi stimoli, poiché l’esterno cambia tanto più ognuno di noi lavora dentro di sè, nella propria coscienza, alla radice della propria percezione della realtà, per esprimere e sperimentare la propria natura. La centralità del mio intervento non è dunque posta sul bisogno in sé o sulla difficoltà portata in quel momento, ma riguarda la persona stessa, che sta attraversando un momento così delicato da richiedere un sostegno esterno.

Sono fermamente convinta che le caratteristiche personali di ognuno di noi siano la risultante di varie cause che ci hanno influenzato, nel bene e nel male, fin dalla nascita. Il tipo di società in cui siamo cresciuti, il luogo, l’educazione ricevuta in famiglia, le esperienze che abbiamo vissuto hanno finito per condizionarci e hanno creato in noi comportamenti e automatismi che ci portano a re-agire in maniera automatica. Può accadere che, talvolta, ci sentiamo imprigionati in un circolo vizioso che ci porta a sentirci in trappola, a perpetuare gli stessi errori e rivivere le stesse situazioni causa di stress e di sofferenza, in particolare nelle relazioni più significative, come possono essere quelle con i nostri figli o comunque all’interno del nostro sistema familiare.

Ma ogni evento della vita, così come ogni bisogno e ogni difficoltà, e persino ogni sofferenza, può essere considerato come un tassello prezioso per l’accrescimento della propria consapevolezza: tutto ciò che si vive e si prova è un’occasione di crescita e comprensione, permette di imparare ad amarsi e accettare ogni aspetto di sé e degli altri, al di là dei limitanti meccanismi di giudizio a cui siamo soliti ricorrere. E consente di sviluppare la consapevolezza di essere e di esistere, di compiere un cambiamento di percezione in virtù del quale, invece di continuare a considerare la situazione attuale come una vera e propria tragedia, ci predisponiamo a vedere che si tratta proprio di qualcosa di essenziale per la nostra stessa evoluzione. E che, come esiste il problema, esiste anche la sua soluzione e che il disagio, anche sociale, è sempre l’inizio di un processo di trasformazione. Per altro necessario.

Ecco, è questo che desidero fare attraverso ciò che IoSono. Accompagnare le persone prima di tutto a riprendere in mano le redini della propria vita, ad accettare ogni sfumatura di sé e ad esprimersi, liberamente ed autenticamente, per ciò che ciascuno è. Perché sono convinta che nel mondo ci sia posto per tutti. E che il Bene di uno sia il Bene di tutti.

Lo faccio attraverso i colloqui, i trattamenti energetici e vibrazionali, le visite domiciliari, l’ascolto profondo ed empatico, l’orientamento e la mediazione nella rete dei servizi territoriali, i fiori di Bach, gli oli essenziali, le carte, la meditazione, la lettura dei Registri Akashici, il Theta Healing.

E le parole, quelle dette, quelle non dette e quelle scritte.