Siamo davvero, davvero disposti a risvegliare la Sacralità Femminile?

È che ci stiamo di nuovo confondendo.

Sentiamo la necessità del risveglio dell’Energia Femminile.

Anche solo per equilibrare millenni di patriarcato.

E perché quest’anno ci sta evidentemente chiedendo a gran voce un cambio di rotta.

Lo sentiamo. E, in fondo, lo sappiamo anche.

Ne parliamo tutti in mille modi, di questa Energia Femminile.

Ma la stiamo di nuovo etichettando, categorizzando.

La stiamo stereotipando, nei nostri tentativi di ordinarla in una serie di definizioni e di spiegazioni.

Stiamo riducendo l Sacralità Femminile ad alcune delle sue qualità.

La gentilezza, la compassione, il perdono.

La condivisione, l’accudimento. Il nutrimento.

L’Amore incondizionato.

Che di sicuro ne abbiamo bisogno. E di sicuro appartengono anche all’Energia Femminile.

Ma ne sono una parte, una parte peraltro luminosa.

E pure comoda, soprattutto di questi tempi.

Ma ne sono una parte, perché appartengono ad uno solo degli archetipi del Femminile, che corrisponde a quello della Madre.

Io stessa, come tutti o come tanti, mi sono confusa. Poi, qualche mese fa, la Vita mi ha offerto su un piatto d’argento la possibilità di conoscere da vicino l’Energia Femminile, nella sua pienezza.

In tutta la sua Grazia. E la sua Purezza.

E ci ho dovuto meravigliosamente e magicamente fare i conti, con Essa.

Che l’Energia Femminile non è solo questo, non è “solo” la Madre ed il suo archetipo ideale.

L’Energia Femminile è movimento, è ciclicità, nel fluire costante delle fasi di morte e rinascita.

L’Energia Femminile è mistero, è magia.

È intuizione.

È Sacralità.

È lo scompiglio all’ordine precostituito che porta all’espansione, nel suo divenire costante.

È il caos nell’equilibrio che c’è in questo istante. Per poterlo riscoprire completamente rinnovato nell’istante successivo.

È l’oscurità della notte.

È il sentire del cuore, in cui c‘è spazio per tutto. E il contrario di tutto.

Che l’Energia Femminile ci accompagna, con Amore, completamente nudi davanti alla nostra immensa Luce. E alle nostre immense Ombre.

Per poterle dare finalmente alla Luce.

L’Energia Femminile ci porta alla resa incondizionata, alla Fiducia, alla Fede.

Quella resa incondizionata che non aspetta altro che di essere penetrata. E fecondata.

Per potersi esprimere e manifestare.

Dando alla Luce.

Persino la Vita stessa.

E allora, chiediamocelo.

Quanto siamo davvero disposti a risvegliare la Sacralità Femminile?
Quanto siamo davvero disposti a portare alla luce ciò che abbiamo dentro di noi? Ciò che è ancora così nascosto, persino ai nostri stessi occhi?
Quanto siamo disposti ad accettare e accogliere visioni altre dalle nostre e a rinunciare alla nostra smania di sapere, controllare, prevedere, dimostrare, competere, e potere?

Quanto siamo disposti davvero a nutrirci, senza più lasciare che siano gli altri a farlo, assumendoci la nostra piena Responsabilità e Libertà?

Quanto siamo davvero disposti a lasciarci scompigliare dalla sua Potenza?

Quella dolce Potenza che si manifesta attraverso il sentire del cuore, e delle sue intuizioni, così irrazionali, e inspiegabili.

A cui non resta altro che arrenderci.

E però chiediamoci anche questo.

Siamo disposti anche a sacralizzare il Maschile? A spogliarlo da ogni potere e maestria, a purificarlo e renderlo così cristallino, da essere il seme che feconda quel Femminile, in una resa totale?

Fosse anche solo per dare Vita alla Vita.

Che lo sappiamo bene, l’ordine, la direzione, la precisione e l’equilibrio del maschile senza l’espansione, il nutrimento e lo scompiglio del femminile diventano una prigione, in cui non c’è scampo. Nemmeno per la vita stessa.

E questo lo sappiamo benissimo.

Ma l’espansione Femminile non avrebbe il potere di plasmare la realtà e di esprimersi pienamente, in tutta la sua Bellezza e Pienezza, senza l’ordine, la direzione e l’equilibrio del Maschile.

In una danza armonica tra gli opposti. In cui l’uno non esclude l’altra.

In cui l’uno non lotta con l’altra.

In una Unione profonda e autentica.

Un’Unione che crea e creando si espande.

Che sa di Vita.

In un pulsare costante.

Eterno.

Che batte.

Proprio come il cuore.

Come la Vita.

Eterna.

E allora, risvegliamola, la Sacralità Femminile.

Noi Donne.

Conosciamola così profondamente da poterla esprimere, senza più paura delle conseguenze.

E radichiamoci in essa. Pienamente.

Senza più il bisogno di radicalizzarci in essa.

E purificate il Sacro Maschile.

Voi Uomini.

Conoscetelo così profondamente da poterlo esprimere, senza più paura delle conseguenze.

Radicandovi in esso. Pienamente.

Senza più il bisogno di radicalizzarvi in esso.

In un percorso di consapevolezza costante, in cui tenere l’occhio dell’Anima ben aperto, per riconoscere la presenza di entrambe le energie in ognuno di noi, attraverso il radicamento intimo nell’energia che incarniamo qui e ora, attraverso la nostra personalità, in questo mondo della Dualità di cui stiamo facendo esperienza.

In quel mondo in cui non ci resta che danzare.

Insieme.

E vivere.

Pulsare.

Creare.

Ed Essere Amore.

Insieme.

E insieme, dare alla luce quel Paradiso in Terra, a cui aneliamo tutti, in un modo o nell’altro.

Ognuno a modo suo.

Senza più temere la Dualità in cui siamo immersi.

Che quella Dualità tra Femminile e Maschile crea la Vita.

Almeno quaggiù, sul pianeta Terra.

Chissà lassù.

A Natale…regala la Magia!

Per questo Natale scegli di regalare a chi ami o semplicemente a Te stessa/o qualcosa di speciale. E di magico. Dona un momento di ben – Essere, di rilassamento. E di consapevolezza.

Puoi scegliere un buono per uno dei trattamenti singoli che propongo, oppure tra i seguenti pacchetti:

🌹 Bellezza

un dono per le Donne, di qualsiasi età, per riscoprire la propria Bellezza piú autentica ed iniziare ad esprimerla. E farlo pienamente.

Il pacchetto comprende: un trattamento womb blessing + un trattamento di riequilibrio energetico femminile (€ 75,00)

🌻 Equilibrio

un dono per tutti, per ritrovare Equilibrio e centratura, con i piedi per terra e gli occhi al cielo. Il pacchetto comprende: un massaggio energetico spirituale del piede + un trattamento Reiki di centratura nel cuore (€ 75,00)

💐 Armonia

un dono per due, di armonizzazione dell’energia maschile e femminile…in coppia! Il pacchetto comprende un trattamento di coppia del Metodo I Misteri del Femminino per Uomini e Donne di I. Magdala (€ 65,00)

🌼 Saggezza

un dono di comprensione e saggezza profonda, tramite le risposte che riceverai attraverso l’amorevole energia dei Registri Akashici…anche a distanza! Il pacchetto comprende una lettura dei Registri Akashici. (€ 40,00)

🌺 Consapevolezza

un dono di consapevolezza attraverso i Fiori di Bach. Il pacchetto comprende due sessioni individuali: una consulenza per individuare i rimedi floreali più indicati in questo momento + un colloquio di consapevolezza (€ 75,00)

Per maggiori dettagli o per prenotare i tuoi buoni regalo, puoi contattarmi al n. 345 1057699 oppure via mail a: margheritarusconi@gmail.com.

Puoi trovare ogni altra informazione rispetto ai trattamenti che propongo alla sezione sessioni e trattamenti individuali.

E allora…dona un po’ di magia.

Che, in fondo, “La magia è credere, credere in se stessi. Se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa” – Goethe

Contagiamoci di Gentilezza

Gentilezza è esistere, ora. Con amore, per amore, in amore.

(D. Lumera)

Essere gentili, con noi stessi e gli altri, ci fa stare sicuramente meglio.

Ce lo dice l’educazione, il buon senso, ce lo dicono da sempre le tradizioni spirituali e religiose millenarie. E ora, ce lo conferma persino anche la scienza.

Essere gentili fa bene. E ci fa bene.

Di gentilezza ce ne parlano ampiamente Immaculata De Vivo, epidemiologa della Harvard Medical School e tra i massimi esperti mondiali di genetica del cancro, e Daniel Lumera, autore di bestsellers di fama internazionale e riferimento importante nelle scienze del benessere e della qualità della vita, nella loro “Biologia della Gentilezza. Le sei scelte quotidiane per salute, benessere e longevità”.

“Biologia della Gentilezza” sintetizza il frutto di anni di conoscenze e di ricerche scientifiche e spirituali condotte da entrambi gli Autori, per offrirci una nuova via al benessere, attraverso la riscoperta di cinque valori fondamentali, il perdono, la gratitudine, la felicità, l’ottimismo e la gentilezza, e di alcuni strumenti pratici per allenarli, nella vita di tutti i giorni.

“La Biologia della Gentilezza” non è solo un libro, ma una vera e propria mappa esistenziale che dimostra come un cambiamento in termini di consapevolezza interiore finisca per influire positivamente sulla nostra salute, sul nostro benessere, nelle relazioni personali che intessiamo e nei processi sociali che interessano ciascuno di noi. E persino sul nostro DNA. Come una bussola, ci accompagna a smettere di sopravvivere, ed iniziare a vivere. E farlo davvero, pienamente presenti al semplice miracolo della nostra esistenza, al di là di qualsiasi giudizio, pregiudizio, concetto, idea, convinzione, credenza.

È dunque un libro rivoluzionario, che ci conduce attraverso il chiaro intento di creare un ponte di interconnessione armonica tra l’ambiente interno, costituito dai nostri pensieri, dalle nostre emozioni, dalle definizioni che ci diamo, dai ruoli che rivestiamo, e l’ambiente esterno. Rimettendo al centro semplicemente la Vita, nelle sue infinite manifestazioni ed accompagnandoci, pagina dopo pagina, a “provare meraviglia per essere espressione di un’unica Vita, di essere insieme”. È un libro rivoluzionario perché ci porta concretamente ad una rivoluzione interiore, a partire dall’intimità del nostro cuore, lasciando andare copioni prestabiliti, definizioni, ruoli cristallizzati per aprirci alle infinite possibilità dell’esistenza, con un nuovo senso di responsabilità, di empatia, di apertura. Perché la vera rivoluzione non può che partire da se stessi. Ma ha un impatto su tutti gli altri, persino sul mondo che abitiamo e l’universo che ci ospita. E allora i valori della gentilezza, del perdono, della gratitudine, dell’ottimismo e della felicità non si limitano ad una questione morale, etica, astratta. Ma divengono parte integrante della nostra stessa vita. E di noi stessi, di ogni nostra cellula. Del nostro stesso DNA.

È evidente che ci sono allora due notizie. Una sicuramente buona: “sono fatto così” non può più essere un alibi per nessuno. La scienza ci dice che perfino il DNA di cui siamo fatti è modificabile. Ed è modificabile dalle nostre scelte di vita. E qui arriva la seconda notizia, forse quella un po’ più difficile da digerire: ognuno di noi ha la possibilità di scegliere. E questa possibilità di scegliere rimanda alla responsabilità che ognuno di noi ha e che non può prescindere da ciò che ognuno di noi è, nel suo intimo sentire.

E allora, scegliere la gentilezza non è più solo una questione di buona educazione o di moralismo, né una moda del momento, ma è una scelta del cuore. Una scelta sentita, abitata, respirata, vissuta, resa pienamente manifesta nella nostra vita quotidiana. E lo stesso vale per l’ottimismo, la felicità, il perdono e la gratitudine.

Si tratta di lasciare entrare con dolcezza e fermezza questi valori nelle nostre vite, allenandoci ad essi attraverso la meditazione, una dieta alimentare e mentale sana ed equilibrata, attraverso la musica, l’attività fisica ed il nostro rapporto con la natura. E attraverso le nostre relazioni, in cui “riscoprirci come novità in un eterno divenire, rifiorire nell’entusiasmo di un nuovo flusso vitale che ci nutre profondamente e ri-conoscerci in quello stato d’amore non più legato ad un nome, a un dare o ricevere, a un fare, ma composto della stessa sostanza che siamo”.

Si tratta di lasciare entrare questi valori nei nostri cuori e nelle nostre vite, persino in ogni nostra cellula, dando loro il permesso di scombinarci. O anche solo trasformarci. Persino geneticamente. Portarli concretamente nella quotidianità della nostra vita, per riscoprire quella vicinanza, a partire da quella con noi stessi. E quell’interconnessione che ci lega indissolubilmente gli uni agli altri, al di là della distanza sociale.

Affinché ciascuno di noi possa divenire ed essere, intimamente, ciò che sta cercando.

Che si tratti di felicità, di gratitudine, di amore, di ottimismo, di gentilezza. Di amore.

E allora, se, in ogni gesto, in ogni azione, in ogni parola, in ogni nostra intenzione, ci mettiamo il cuore, corriamo davvero un rischio enorme.
Quello di essere gentili. E di esserlo sempre.
Anche senza motivo.
E forse ne vale proprio la pena.

Di allenarci alla gentilezza, intendo. E di contagiarci l’un l’altro di gentilezza.

Anzi, vale la gioia essere gentili.

E di questo ne sono sicura.

***

Dall’uscita della “Biologia della Gentilezza” è nato un movimento gentile, contagioso e contagiante, a cui hanno aderito oltre 200.000 persone. Puoi trovare tutte le informazioni, anche rispetto all’organizzazione degli eventi legati alla “Biologia della Gentilezza” sul sito www.biologiadellagentilezza.it

La gentilezza è nel sole che illumina il giorno. E nella luna che rischiara la notte.

La gentilezza è nella maestosità delle montagne.

E nel fluire dell’acqua che scorre.

La gentilezza è nell’ombra di un albero. E nella brezza leggera che ti accarezza i capelli.

La gentilezza è nel prato che accoglie i tuoi passi.

La gentilezza è nelle mani che si cercano e si accarezzano dolcemente.

È nei gesti, è nelle parole, nelle azioni.La gentilezza è nelle tue intenzioni.

Che la gentilezza è un dono semplice, ma infinitamente prezioso. Come un mazzo di fiori di campo. E donato così, senza motivo. Né ragione.

Senza chiedere nulla in cambio. Senza pretese. Come un mazzo di fiori di campo. Donato dal cuore. Dal nostro cuore che si apre. E inizia a guidarci un po’.

Un dono per ogni donna. Un dono meraviglioso per ogni Donna.

Quando senti il cuore aprirsi, è naturale provare il profondo desiderio di condividere.

E io quest’estate ho ricevuto un dono prezioso. Che ha aperto il mio cuore.

L’iniziazione a Moon Mother e la possibilità di donare la Womb Blessing.

E sento che questo è davvero il momento di iniziare a condividerlo.

E allora immaginati, per un momento, di poterti trovare in un’oasi di pace e di libertà, in cui ogni donna può permettersi di essere lunatica, ciclica, mutevole. Libera e in pace con questa sua dimensione.

In un’oasi in cui trovare spazio per la consapevolezza di essere donna, sensibile, intuitiva, creativa. Un’oasi in cui poter portare alla luce la tua oscurità. E farlo con dolcezza. E fermezza.

Ritrovare chi sei, e riconnettersi alla meravigliosa ciclicità che risiede nel tuo grembo e che governa, guida, influenza qualsiasi aspetto della nostra realtà.

Celebrare con gioia chi sei, il tuo essere femminile.

Ecco, tutto questo è la Womb Blessing di Miranda Gray.

La Womb Blessing è dedicata a noi donne e alla nostra specifica struttura energetica. L’effetto dell’armonizzazione è un processo di trasformazione per guarire e risvegliare le nostre energie femminili. È a disposizione di qualsiasi donna, indipendentemente dall’età, dalla loro condizione fisica, dal loro vissuto, dalle loro credenze. Un percorso di crescita personale e di consapevolezza della Sacralità Femminile che ognuna di noi è, in un abbraccio amorevole, avvolgente in cui conoscere la nostra essenza più profonda e permetterci di viverla. In cui ritrovare la nostra forza, il nostro potere creativo, riconnettendoci al centro energetico femminile del grembo.

Perché noi donne siamo luce. E siamo oscurità. Siamo esteriorità e interiorità, in movimento e ferme. Visibili e nascoste. Siamo Luna e siamo Terra.

Risvegliare la Sacralità Femminile in noi ci porta a imparare a gestire i cambiamenti, fluendo in essi, smettendo di resistere, combattere ma abbracciando invece il nostro vero potenziale. Che è fatto di apertura, amore, accoglienza, gioia, gentilezza, comprensione, grazia. E purezza.

La Sacralità Femminile ci offre un percorso per fluire con grazia attraverso i cambiamenti della vita, guidate dalla sua natura mutevole e dalle esperienze della nostra stessa natura ciclica. Perché siamo donne. Abbiamo un ciclo mestruale. E cambiamo ogni giorno.

Ogni Womb Blessing che riceviamo è una fusione delle nostre energie e della nostra coscienza con la Sacralità Femminile, così che possiamo risvegliarci e accoglierla sempre più in noi per alleviare il profondo dolore dovuto all’isolamento e alla disconnessione da noi stesse.

Ci offre una guarigione energetica profonda, con benefici a livello fisico, in particolare al basso ventre, e a livello mentale ed emotivo, liberandoci dal passato, purificando vecchie emozioni, stress, convinzioni e credenze e riappacificandoci con noi stesse.

A livello energetico, agisce sui tre centri femminili per eccellenza, testa, cuore e grembo, liberando le energie bloccate o disarmoniche, riportando equilibrio e armonia al flusso di energie che sono nella nostra natura ciclica femminile e donandoci il potere di lasciar andare le cose che non ci servono più e sentirci sicure e realizzate nell’amore che deriva dall’essere complete in ciò che noi siamo.

Se vuoi saperne di più o prenotare la tua Womb Blessing, contattami al n. 345 1057699 oppure via mail all’indirizzo margheritarusconi@gmail.com

Ti aspetto nel mio studio in mansarda a Crandola V. (LC) – in via al Ciclamino 7/B

Ringrazio la Sacralità Femminile per il Suo Amore,

per essere presente nel mio cuore e nel mio grembo

per i doni che mi ha dato

per l’appassionata chiamata verso l’affermazione della mia

Autentica Femminilità.

(Il Risveglio dell’Energia Femminile – Miranda Gray)

Scegliti. Scegliti sempre.

“Per me c’è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l’unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato”.

(Carlos Castaneda)

Chiudi gli occhi.

E immaginati di essere su una grande nave.

Una nave da crociera per esempio. Ormeggiata in un porto bellissimo. Che un po’ ti ricorda i fiordi norvegesi.

La nave è molto affollata.

E guardandoti in giro, riconosci molti volti, molte persone.

Con ognuna di esse hai condiviso qualcosa di importante. Che sia per una vita intera, oppure solo per un tempo, più o meno breve.

Con ognuna di loro, ti sei trovata a recitare un ruolo, un copione. A vivere, e rivivere, dei momenti simili. Che ciclicamente, e puntualmente, sono tornati più e più volte a bussare alla tua porta.

Ognuna di loro ti riporta a qualcosa che ben conosci. Ognuna di loro ti racconta qualcosa di te.

I doveri che ti sei assunta. I tuoi sensi di colpa, i tuoi desideri, i tuoi sogni. Persino quelli che non hai mai realizzato. Le tue convenienze, le tue paure, le tue resistenze. E le tue credenze, quelle convinzioni così profonde che ti guidano nella vita. E i tuoi valori, ciò in cui credi. Ciò per cui sei disposta a tutto, pur di difenderli.

Riconosci i tuoi genitori, i tuoi figli. Il tuo compagno o la tua compagna. I tuoi amici, fratelli e sorelle, nonni, zii, i tuoi maestri, i colleghi, i tuoi antenati. Persino i compagni di scuola. Riconosci i grandi amori della tua vita. Quelli di cui vorresti dimenticarti e quelli che ancora custodisci gelosamente nel cuore.

Camminando tra queste persone, rivedi e rivivi esperienze, ricordi, sensazioni.

E ti accorgi che però, in questo momento, hai bisogno di aria. Di aria fresca, leggera, pulita. E allora ti affacci alla balconata ad ammirare il panorama. La brezza leggera ti accarezza il viso. Dietro di te, senti il vociare insistente di tutte quelle persone. Forse ti stanno chiamando, forse stanno litigando tra loro o con te. Forse stanno semplicemente chiacchierando.

Ma tu, in questo momento, scegli di estraniarti, di lasciare alle spalle tutte quelle voci. E di restare a godere del panorama. Respirando aria fresca, nuova.

Leggera, pulita. Respirando Luce, Vita. E Pace.

Abbassi per un momento lo sguardo verso il mare.

E ti accorgi che, proprio lì, di fianco alla nave da crociera, c’è una piccola barca.

Una piccola barca, leggera, silenziosa, libera di essere. Forse biposto, sicuro non di più.

E su quella barca, potresti accorgerti di qualcuno che aspetta te. Riconosci quella persona?

Quella persona che sta aspettando te.

Forse è appena scesa dalla nave da crociera. O, forse, su quella nave da crociera, non era ancora nemmeno salita.

Ti volti indietro, vedi ogni persona che fa parte della tua vita. E poi rivolgi di nuovo lo sguardo in avanti, verso la piccola barca. Verso la persona che lì è seduta.

E tu puoi scegliere. Di scendere dalla nave da crociera e raggiungere la piccola barca.

Osserva i tuoi pensieri, le tue sensazioni, lascia che ogni tua convinzione dica la sua. Lascia che ogni persona che hai riconosciuto sulla nave da crociera possa esprimere il suo parere.

È il suo parere. Non il tuo.

Poi voltati. Lasciandoti alle spalle tutto quel vociare. Appoggia le mani sul tuo cuore. E permetti che il suo battito ti sussurri i suoi segreti. I tuoi segreti. Quelli che nemmeno riesci a dire a te stessa.

Permetti al tuo cuore di parlarti.

Con onestà.

Lascialo parlare.

Senti di meritarti ciò che il tuo cuore ti sta dicendo?

Senti di meritartelo davvero?

Perché, vedi, solo tu puoi scegliere.

Solo tu puoi scegliere.

Persino una non scelta.

Senti di meritarti ciò che il tuo cuore ti sta dicendo, qui e ora?

E poi scegli.

Persino di continuare a restare sulla nave da crociera, se questo è ciò che sussurra il tuo cuore. Perché forse, quassù, c’è ancora qualcosa da fare, pulire, o anche solo vedere.

Oppure scegli di scendere e raggiungere quella piccola barca.

E però, quando scegli, scegliti.

Scegli con la consapevolezza di ciò che sei. Di ciò che in questo momento è bene per te. Scegli, scegliendo Te. Nella certezza che ciò è il tuo massimo bene, in questo momento.

Che si tratti di un’esperienza, di una relazione, di un amore.

Scegli, scegliendo Te.

E ciò che sei.

Scegli. Perchè scegliere significa scegliere Te.

***

Scelgo Te perché scelgo Me.

Abbi cura di Te

“Non puoi tornare indietro e cambiare l’inizio, ma puoi iniziare dove sei e cambiare il finale” (C.S. Lewis)

È che alle volte abbiamo proprio bisogno di entrare dentro di noi. Di farlo da soli, o accompagnati da qualcuno. 

Abbiamo bisogno di farlo, per uscire da quegli schemi di comportamento automatici. Che abbiamo appreso chissà dove e chissà quando, ma che ora paiono stretti come un paio di scarpe di tre numeri più piccole. 

Abbiamo bisogno di farlo, per lasciare cadere a terra le maschere che indossiamo. Una ad una.

Abbiamo bisogno di entrare dentro di noi, per uscire da quelle esperienze che, puntuali come un orologio svizzero, si ripresentano ciclicamente. Che sia una volta all’anno o una volta al mese.

Abbiamo bisogno di farlo, per smettere di giudicare, criticare, condannare gli altri. E persino noi stessi. 

Abbiamo bisogno di farlo per uscire da quelle trappole mentali che parlano di pessimismo, sfiducia, di aspettative, illusioni. E di controllo.

Abbiamo bisogno di farlo per uscire dai pensieri ossessivi, che ci portano a girare su noi stessi, come se fossimo delle trottole.

Abbiamo bisogno di entrare in noi stessi per uscire dal veleno del rancore. Della rabbia, del risentimento, del bisogno di vendetta, del vittimismo, della lamentela.

Abbiamo bisogno di farlo quando il nostro corpo non sta bene, quando la nostra mente non ci dà un attimo di respiro, tanto è impegnata a costruire e distruggere dei castelli di eventi mentali che paiono essere fatti di sabbia. Quando le nostre emozioni ci portano a ricercare costantemente sensazioni che ci riempiano. Che siano di estrema gioia. O di estrema disperazione.

Abbiamo bisogno di entrare dentro noi stessi, nonostante sia più comodo, o conveniente, fare finta di niente. Nell’illusione che se non guardo non vedo, e se non vedo dunque non c’è. 

E non importa quale sia la strada che scegliamo, per entrare dentro di noi.

Quale sia il primo passo che scegliamo di compiere.

Da chi scegliamo di farci accompagnare.

Noi mettiamoci il cuore. 

E l’umiltà necessaria, per volgere lo sguardo all’interno e cogliere ciò che di noi proprio non vorremmo vedere. 

Ed il coraggio del primo passo.

E la ferma intenzione di proseguire. Passo dopo passo.

Spogliandoci completamente. Con dolcezza, senza pretese nè aspettative, al nostro ritmo.

Scarpe, vestiti, gioielli, abitudini, schemi, pensieri, convinzioni, maschere e ruoli.

Ritrovare noi stessi.

Ed iniziare a prendercene cura.

Senza più lasciare che le nostre ferite continuino a ferire, gli altri. O semplicemente noi stessi.

Ed assumendoci la responsabilità di essere davvero il cambiamento che vogliamo nel mondo, senza più aspettare che sia il mondo a cambiare.

Che quel bisogno possa diventare il tuo più grande desiderio.

Te lo meriti.

Da cuore a cuore.

Che tu possa essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo (M. Gandhi)

Un festival olistico itinerante. Per ripartire. Da se stessi.

Se sei veramente disposto a correre il rischio di vivere i tuoi sogni, allora che il tuo unico sogno sia quello di svegliarti. Ricorda che ogni cosa finita serve per arrivare all’infinito

(La cura del Perdono – D. Lumera)

È che l’estate porta la luce. E ci porta alla luce. E a farci pure i conti,con la luce. Perché tutto ciò che abbiamo contemplato, custodito, durante i mesi invernali può essere finalmente mostrato. Alla luce.

Soprattutto quest’anno, dopo l’inverno che abbiamo trascorso.

In molti stiamo avvertendo sulle spalle il peso di questi ultimi mesi, siamo stanchi, nervosi, arrabbiati. Persino tristi. La nostra dimensione emotiva e mentale, messa a durissima prova dal lockdown, si sta facendo sentire forte, fino a coinvolgere la nostra parte fisica. Facendoci fare i conti con il mal di schiena, i bruciori di stomaco, dolori ovunque.

Ecco. Possiamo allora far finta di niente, come se non fosse successo niente, oppure cogliere l’occasione di ripartire, semplicemente da noi stessi. Rimettendoci a nuovo. Avendo cura di tornare a risplendere. Per davvero. Quest’estate. Che l’estate è davvero un momento di completa rinascita. È il momento in cui ristrutturare le nostre stesse fondamenta.

E allora abbiamo pensato a questo. Che è vero che abbiamo la distanza sociale da mantenere. Ma allo stesso tempo una nuova vicinanza da riscoprire. Anche solo con noi stessi. E la natura. Il nostro corpo. Le nostre emozioni, i nostri pensieri. I nostri valori. Il nostro cuore. E di farlo con gentilezza. E armonia. Con dolcezza e fermezza.

E allora, un gruppo di operatori olistici provenienti da esperienze diverse, hanno unito competenze, intuizioni, saperi, valori. E il loro cuore. Per dare vita, insieme, ad una serie di eventi olistici in Provincia di Lecco. Dallo yoga alla meditazione, alla ginnastica, alla bioenergetica, all’arte, agli oli essenziali, alle discipline orientali, al respiro, alle camminate meditative. Per adulti e bambini. E per entrambi insieme.

Ci ritroveremo all’aria aperta, in mezzo alla natura, circondati dalle montagne. Con i piedi per terra e gli occhi al cielo. Per dare vita ad un cambiamento che non può che partire da se stessi. Che si chiama risveglio. O, più semplicemente, consapevolezza.

Gli eventi si svolgeranno a partire dal 13 luglio in Alta Valsassina, ad un’ora circa da Milano, nei comuni di Casargo, Margno e Crandola Valsassina – LC

per info- FB: https://www.facebook.com/Festival-olistico-Il-respiro-della-valle-107668574159462/

IG – https://www.instagram.com/ilrespirodellavalle/

347 5884197 (Barbara) – 345 1057699 (Margherita)

Vogliamo la Luce. La desideriamo a tutti i costi.
E abbiamo paura del buio. Lo rifuggiamo, perché lo temiamo.

E lo temiamo perché lo rifuggiamo.
Eppure alla Luce si vede tutto, te ne sei mai accorta?
Che la Luce non lascia spazio ai segreti. Nemmeno a quelli che racconti a te stessa.
Che la Luce porta a vedere. Anche quello di cui vorresti far finta di niente.
Che alla Luce si vede pure la tua ombra, appiccicata forte dietro di te.

È inevitabile. La Luce pretende la verità, e affossa ogni apparenza.
E allora forse abbiamo più paura della Luce, che del buio.
Perché alla Luce ti puoi solo mostrare, invece che dimostrare o apparire.
Alla Luce sei nuda, completamente nuda.
Anche quando indossi l’abito migliore.
E con la Luce ci devi fare i conti. Senza più mentire, mascherarti, nasconderti. Far finta di niente.
E però è tempo di Luce.
Anche se preferiremmo la comodità del buio che tanto temiamo. E rifuggiamo.
È tempo di Luce.
E di una nuova consapevolezza.

Il Potere delle Parole e delle Intenzioni

Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.
(Emily Dickinson)

Nella mia vita, le parole ed il silenzio sono stati da sempre qualcosa di fondamentale.

Perché c’è stato un momento in cui il silenzio ha prevalso sulle parole che avrei voluto dire. E mi ha rinchiuso in una prigione da cui, a fatica, sono uscita.

Dopo molto tempo. E poi. Ci sono stati momenti in cui le parole sono uscite dalla mia bocca in modo talmente sproporzionato, che hanno finito per ferire. Come se fossi stata sempre un po’ in bilico tra il silenzio e le parole, in un rapporto conflittuale con l’uno e con le altre. Alle volte troppo rumorosa, per impedire di ascoltarmi. Altre troppo silenziosa. Per impedire di svelarmi davvero.

Poi ho scoperto questo.

Che abbiamo bisogno di silenzio per toccare la nostra Anima. E abbiamo bisogno di parole per darle voce.

Ed è un equilibrio in movimento, quello da ricercare tra le due. Un movimento armonico, senza strappi.

E allora è alle parole che voglio dedicare la mia attenzione.

Alle parole che diciamo. E a quelle che vorremmo dire, a quelle che non abbiamo mai detto.

Alle parole con cui creiamo la nostra realtà. E a quelle con cui distruggiamo i nostri legami. E i nostri sogni.

Alle parole.

Descriviamo la nostra realtà con le parole. Con quelle che abbiamo imparato da piccoli, nelle nostre famiglie. Con quelle che abbiamo assorbito dal mondo intorno a noi, quando eravamo ancora intenti a crescere.

Ci sono parole che abbiamo urlato e parole che abbiamo soffocato. Parole che abbiamo detto e parole che abbiamo trattenuto. Parole che ci hanno ferito e che hanno ferito.

Le parole parlano di noi e del nostro mondo. Come dei piccoli semi, sono diventate i nostri pensieri, le nostre convinzioni, le nostre abitudini, le esperienze che viviamo. Ciò che siamo. E proprio come dei piccoli semi piantati, hanno bisogno di cura e e attenzioni. Perché le parole crescono e si radicano in noi e nelle persone che le ricevono.

Le parole sono magiche, hanno il potere di trasformare i pensieri in manifestazioni fisiche.

Ci sono parole che sanno toccare il corpo, emettono energia, risuonano nella Verità.

Le parole sono frequenza, sono energia, che poi vengono codificate in immagini.

E allora è bene che impariamo a farlo, ad usare le parole con consapevolezza, intendo. Con la consapevolezza che stiamo muovendo energia. Perché attraverso le parole agiamo, ci muoviamo, seminiamo pensieri, produciamo creazione.

Le parole nascono dall’intenzione. E l’intenzione nasce dal significato con cui abitiamo le parole. È un rapporto circolare, quello che lega parole e intenzioni. E non sappiamo davvero chi viene prima.

Di certo però sappiamo che le intenzioni sono ciò che direziona la nostra vita. Quali intenzioni abbiamo e scegliamo di pronunciare, manifestandole?

Ciò che creiamo è una scelta. Ed è facile intuire che abbiamo sempre l’opportunità di scegliere e fare scelte diverse. Anche di non scegliere. O di scegliere di cedere il nostro potere ad altri, affinché scelga per noi. E possiamo scegliere per noi stessi soltanto. Perché non possiamo decidere al posto di un altro, né, tanto meno, possiamo cambiare l’altra persona o costringerla a farlo, attraverso ricatti e compromessi. Altrimenti si chiama manipolazione. O abuso, addirittura.

Nella consapevolezza delle nostre stesse intenzioni, possiamo cominciare ad osservare la parte di noi che ha prodotto le creazioni in cui siamo immersi: il bambino che siamo stati? Il ruolo che stiamo rivestendo ora? La paura? L’amore? La mente, il cuore o la pancia? Oppure la scelta nasce da quella scintilla che abbiamo nel cuore, che ci collega alla nostra Anima, alla nostra stella nucleo, al Divino che è in ciascuno di noi e che muove le nostre intenzioni più profonde?

Dal punto di vista vibratorio, il nostro campo energetico si muove seguendo l’energia delle nostre intenzioni e di conseguenza ciò che creiamo attraverso di essa e le nostre parole. Esprimere un’intenzione porta a riconoscere che abbiamo il potere di muovere energia e dunque ne siamo responsabili.

E allora qui si apre la vera questione. Imparare ad essere consapevoli del proprio vissuto quotidiano, del fatto che operiamo in ogni momento delle scelte e siamo padroni e responsabili del nostro destino. Riconoscere di avere quel dono inestimabile e sacro che si chiama libero arbitrio. E che ce lo abbiamo tutti. Molte delle scelte che compiamo, tuttavia, sono assunte in realtà per abitudine, per convenzione sociale, in base alle nostre credenze che però afferiscono alla nostra personalità. E si fondano sulla paura, e sulla necessità di proteggere noi stessi e gli altri da esperienze dolorose o che generano sofferenza e che risuonano con le ferite che portiamo dentro noi stessi. Almeno dalla nostra infanzia, se non prima.

È allineandoci invece alla nostra parte più profonda, che ci porta a scegliere delle intenzioni autentiche, che permettiamo alla nostra Anima di accendere quella scintilla, in grado di guidarci e accompagnarci, con dolcezza e fermezza, nel sentiero di un cammino di Presenza totale, al di là di ogni giudizio di bene o male, di giusto o sbagliato.

Che l’intenzione è un modo per affermare che è così e non che un giorno sarà così.

E dire le parole non basta, l’intenzione va espressa nelle parole e nello spirito, sentirle nel cuore ed abitarle pienamente, portando la nostra vibrazione in uno spazio nuovo e rinnovato.

E allora, la nostra realtà può trasformarsi nella misura in cui ci prendiamo cura di noi stessi e ci accorgiamo che, attraverso la consapevolezza e la presenza in noi stessi, agiamo come se fossimo un’energia creatrice, generativa, alchemica. E abbiamo il potere di farlo.

Prenderci cura di noi stessi significa renderci conto che noi non siamo le nostre ferite, né le nostre convinzioni, le nostre credenze, i nostri giudizi, né i ruoli o i copioni che recitiamo, né le maschere che indossiamo. Prenderci cura di noi stessi significa liberarci dalla paura, dalla necessità di definire o di etichettare, arrendersi, mollare totalmente il controllo, affidarsi completamente, accorgersi di essere parte del Tutto, nella Verità di Sè.

Allineare noi stessi e la nostra frequenza, oltrepassando quegli stessi limiti che noi abbiamo creato.

È come camminare.

Alle volte tenendo la mano di qualcuno. E alle volte da soli.

Con il coraggio di chi lascia le sue paure alle spalle.

Che, forse, ora, non hanno nemmeno più senso di esistere.

Rispettando ogni scelta fatta finora.

Onorando ogni bisogno provato nel momento in cui abbiamo preso quelle decisioni.

Con lo sguardo avanti, libero di meravigliarsi.

E di farlo ancora.

E ancora.

Fino ad accorgersi di essere piccoli,

Nell’immensità di questo mondo.

Per poi accorgersi di appartenere,

A questo mondo.

E di essere la sua stessa immensità.

Ognuno a modo suo.

Nella libertà di essere

Semplicemente Se stesso.

Lascia che il tuo Cuore si apra un po’…

Quando proviamo dolore, alle volte abbiamo la sensazione che esso stia entrando da fuori, dalla vita, da quello che stiamo attraversando, dalle persone che da cui ci sentiamo essere stati feriti. Ma facendo un po’ più di attenzione, possiamo scoprire che, in realtà, quel dolore non arriva da fuori, ma è già qui, fa eco con qualcosa che è già dentro di noi. Quel dolore sta semplicemente uscendo, riflettendosi nella vita per poter essere guarito e lasciato andare.

Il primo passo verso il cambiamento allora avviene proprio qui, nel nostro cuore, che si apre ai dolori più profondi che abbiamo dentro di noi. Ma è più facile, e persino conveniente alle volte, inventarsi una storia sulle nostre sfortune, la nostra impotenza, il nostro non capire perché o le nostre incapacità, per nasconderle, sfuggire da esse o, al contrario, per giustificare le nostre resistenze al cambiamento.

E allora, più o meno inconsapevolmente, cerchiamo di passare dalle sensazioni di dolore, di sgomento, di sofferenza, all’assenza di esse. Che poi in fondo è quello che facciamo persino quando, ci diamo inavvertitamente una martellata ad un dito. Immediatamente ce lo stringiamo con l’altra mano, per proteggerci e non sentire il dolore. Ecco, questo è quello che facciamo anche quando sentiamo un dolore profondo, al cuore: lo stringiamo. E lo chiudiamo. Quando invece avremmo piuttosto bisogno di aprire il nostro cuore. Di restare in compagnia di quelle scomode sensazioni e di resistere a quell’irrefrenabile impulso a sfuggire da tutto quel dolore. Di ascoltarlo e tenerlo lì, nel cuore, senza fare nulla, senza aspettarci nulla, senza cercare di correggerlo o coltivare la speranza di un risultato diverso.

Quando sentiamo quel dolore insopportabile, che non possiamo contenere o che non riusciamo affrontare, invece di allontanarcene, incolpare gli altri o chiuderci in noi stessi, prendercela con la vita ed il destino, possiamo semplicemente rimanere seduti e lasciare che il nostro cuore si apra un po’, sentire il dolore, e di farlo per dav-vero. E ammetterlo a noi stessi, senza cedere al giudizio che ci porta a pensare che “questo è sbagliato, deve essere sbagliato, fa troppo male.”

Perché quando ci concediamo di sentire esattamente quello che stiamo sentendo, arriva un momento in cui sentiamo un sollievo, fosse anche solo per un istante. Perché in quel frangente ogni nostra resistenza viene meno. Smettiamo di lottare con il nostro dolore. e persino di giudicarlo. Fosse anche solo per un istante. Ma questo istante basta per aprire un pochino il nostro cuore e dare vita a quella trasformazione interiore così delicata, ma allo stesso tempo necessaria.

La consapevolezza passa proprio da qui, dal cuore che si apre, dal coraggio di rimanere aperti, presenti, sensibili in quei momenti che troviamo così difficili da attraversare. Sentire quello che proviamo, sapere quello che pensiamo, riconoscere come le nostre sensazioni vengono condizionate dai nostri pensieri e come sorge il giudizio. E accettare tutto ciò che stiamo vivendo in quel preciso istante.

L’accettazione, tuttavia, nella nostra mente, può avere a che fare con il fallimento perché siamo portati a confonderla con la rassegnazione e dunque con la sconfitta. Ma accettazione non significa rassegnazione, perché la rassegnazione è ciò che rende vittima, è un modo passivo di affrontare le esperienze della vita, porta a chiudersi in se stessi. L’accettazione richiede, al contrario, una buona dose di coraggio, di volontà, di perseveranza, di pazienza attiva e di determinazione, implica la ferma volontà di ascoltare ed arrendersi dolcemente la chiamata della trasformazione.

Aprire il nostro cuore significa accettare ciò che siamo, ciò che sentiamo, incluso il dolore della chiusura. Ci porta a riconoscere che il dolore ci ha ingannato, impedendoci di trovare la strada verso ciò che siamo veramente, verso la nostra essenza più autentica. Ci porta ad accettare questo dolore senza rimpianti, senza rabbia, senza risentimento, senza giudizio, concedendogli il permesso di essere parte di noi. Invece che il potere di agire silentemente, mantenendoci sulla strada della distruttività. Nostra. E delle nostre relazioni.

Ed è l’accettazione che porta all’assenza di giudizio, ad accettare le cose così come sono senza giudicarle, senza farsi coinvolgere ed intrappolare dalla tendenza dualistica tra giusto e sbagliato, buono o cattivo, meglio o peggio. Si tratta semplicemente di osservare, di accorgersi che le cose sono così come sono e non ci resta che viverle pienamente, tenendo fisso lo sguardo sulla nostra anima e ben salde le redini della nostra vita.

Ed osservare, accorgersi, smettere di far finta di niente, lo sappiamo bene, non rende necessariamente le cose più semplici. Ma apre l’anima ed espande lo spazio vitale.

E allora, qualche suggerimento…

C’è un trattamento Reiki che può accompagnarci in questo. È il trattamento di equilibratura dei chakra a partire dal Cuore. Perché il chakra del Cuore è il luogo in cui abbiamo la possibilità di sciogliere ogni blocco, ogni conflitto. E di farlo attraverso l’amore per noi stessi.

Oppure, possiamo accompagnarci attraverso alcune miscele di oli essenziali Young Living. Consiglio, in particolare, l’utilizzo di queste tre miscele, da inalare al mattino, appena svegli, con l’intento di aprire il nostro Cuore. A noi stessi, alla Vita ed alle persone che di essa ne fanno parte.

Trauma Life: è una miscela lenitiva e stabilizzante di oli essenziali, formulata per contribuire a rilasciare i blocchi energetici legati ad eventi traumatici, sia del passato che del presente. Queste situazioni, e le relative risposte emotive, se non vengono rilasciate, possono portarci a vivere con il freno a mano tirato, in una sorta di usura emotiva all’origine di quel senso di affaticamento, rabbia, risentimento, irrequietezza che ci portano, e ci riportano, a vivere problemi che sembrano non finire mai.

Acceptance: questa miscela è preziosa per riconoscere, accettare ed integrare le nostre ferite, la nostra storia, le nostre ombre e la nostra luce. Ci accompagna dolcemente ad aprire la mente ed il cuore, favorendo quelle sensazioni di sicurezza e di fiducia che ci permettono di avanzare nella vita con un’energia rinnovata, piena. Calmando le tempeste emozionali e la frustrazione mentale, questa miscela ci consente di guardare oltre le nostre ferite e riconoscere noi stessi ed il nostro posto nel mondo, e di andare nella Vita, con fiducia. Ed il Cuore aperto.

Forgiveness: è una delle mie miscele del cuore, un mix, potente e allo stesso tempo delicato, di oli essenziali, che ci porta a rilasciare i ricordi dolorosi e superare traumi o difficoltà, liberandoci da quei veleni emozionali che spesso la fanno da padrone nei momenti di crisi. Che siano rivolti agli altri. O semplicemente a noi stessi. Durante l’inalazione di questa miscela, può essere d’aiuto ripetere, anche solo mentalmente, alcuni mantra legati al perdono.

Se accetto pienamente il mio stato, troverò la pace.

Non mi lamento del fatto che dovrei essere più santo, più bello, più puro rispetto a quello che sono ora. Quando sono bianco, sono bianco, quando sono nero, sono nero, punto e basta. Questo atteggiamento non impedisce che continui a lavorare su di me per poter diventare uno strumento migliore; l’accettazione di sé non limita le aspirazioni, al contrario, le nutre.

Perché ogni miglioramento partirà sempre da ciò che si è realmente.

(Alejandro Jodorowsky)

Da crisalide a farfalla. Iniziando a volare.

Quando vediamo tutto nero intorno a noi, compresi noi stessi, immaginiamoci dentro un bozzolo. E di essere una crisalide.

Finché restiamo nel bozzolo e continuiamo a vedere, o a non vedere insomma, le cose nello stesso modo, a sentirci nello stesso modo, a provare le medesime emozioni e gli stessi sentimenti, è come se fossimo completamente immobili. Come se fossimo imprigionati in un copione che ci appare immutabile. Finendo in qualche modo per abituarci ad esso e a ciò che prevede. Per noi e per la nostra vita. Salvo poi sentirci soffocare.

Pensiamoci un momento. Quando nella nostra vita accade qualcosa che ci sconquassa un pò, siamo in qualche modo abituati a sentirci delle vittime. Oppure in colpa. Della vita, di qualcuno, talvolta di noi stessi. E lo siamo a tal punto che spesso finiamo per scegliere di reggere il senso di colpa o di adagiarci nel ruolo di vittime piuttosto che affrontare la paura di trasformare ciò che non va nella nostra vita. Vero?

Come se il senso di colpa, così come anche il vittimismo, fossero una sorta di copertura per la paura di avventurarci in qualcosa di nuovo. E lo stesso vale anche per chi sceglie di aderire al ruolo del salvatore. Degli altri, del mondo intero. Ma mai di se stesso. Ritrovandosi però ripetutamente a vivere e rivivere situazioni basate sul medesimo copione, quelle esperienze che ciclicamente tornano a bussare alla nostra porta, sotto forme diverse, con volti e sembianza differenti, in avvenimenti e storie diverse, che sembrano gridarci, sempre più a gran voce: “Hey, tu! Sai che forse è bene che inizi a rivolgere lo sguardo da un’altra parte? Che forse non sono gli altri, o il mondo intero, e nemmeno Dio, ad avercela con te. Che forse è ora di fare qualcosa di diverso, di nuovo. Riportando i tuoi occhi a te stesso. In te stesso”

Nel tuo bozzolo. Come se fossi una crisalide.

Come se i ruoli a cui decidiamo di aderire e quei copioni che scegliamo di recitare in realtà fossero un tentativo, talvolta maldestro, di nascondere quegli aspetti di noi che non ci piacciono e che quindi disconosciamo, rifiutiamo, allontaniamo dalla nostra stessa coscienza. E dalla nostra vita. (Salvo poi tornarci indietro come un boomerang…). Quelle parti di noi che finiamo per chiamare la nostra “ombra”, che rappresenta quel tanto temuto lato oscuro di noi, quella parte che non vogliamo vedere o che non avremmo mai voluto riconoscere come nostra. Quegli aspetti, che stonano così tanto con l’immagine che abbiamo (costruito) di noi stessi e che dunque tendiamo a giudicare aspramente. Soprattutto quando li riconosciamo riflessi negli altri. Confondendo l’oscurità dell’ombra come qualcosa di altamente negativo, da evitare come la peste, piuttosto che semplicemente qualcosa da conoscere, accettare ed integrare.

Ma più reprimiamo le nostre parti “buie”, più le rendiamo pericolose. Perché fino a che non le abbiamo viste, accettate e integrate in modo consapevole dentro di noi, diamo loro il potere di irrompere nella nostra vita. E di farlo quando meno ce lo aspettiamo. Quando ci autoaccusiamo e quando ci giudichiamo, quando ci sentiamo in qualche modo responsabili o vittime delle vicende negative che viviamo. Quando proviamo quel profondo senso di colpa, o di vergogna, di paura. Di rifiuto, o di ingiustizia. E continuiamo ad essere in qualche modo portati a credere nella punizione, nostra o di altri, il mezzo per espiare quelle che crediamo essere le nostre o altrui colpe. Come se, più ci crediamo colpevoli o vittime delle circostanze, più attiviamo lo stesso tipo di situazioni dolorose, per rinforzare quel copione che, più o meno inconsciamente, abbiamo scelto di interpretare. E più accusiamo noi stessi o qualcun’altro di qualcosa, più attiriamo a noi situazioni ed esperienze che ci confermano quelle stesse accuse. E finiamo per sentirci colpevoli di qualcosa. O vittime di qualcos’altro. E non ne usciamo più.

Le esperienze che attraversiamo, così come le relazioni che tessiamo, in realtà ci portano un dono immenso: quello di svelarci a noi stessi, di rivelarci chi siamo, costringendoci, più o meno con le buone maniere della Vita, a lasciare andare quelle resistenze, quei muri, che intercorrono tra l’illusione di chi crediamo di essere e l’autenticità della nostra vera natura. Ed è allora l’attaccamento al personaggio che non vogliamo lasciar morire l’unico vero motivo per cui tutto appare faticoso, estremamente difficile, se non quasi impossibile. Finendo però per sentirci in prigione. E reclamando a gran voce la Libertà.

Ma la vera libertà non ha nulla a che vedere con il fingere di essere qualcuno che non siamo. La vera libertà fa rima con autenticità e riguarda l’onestà totale, radicale, verso gli altri, verso la vita ma soprattutto verso noi stessi. Pensiamo per esempio ai più famosi supereroi di sempre. Ognuno di loro ha dei super poteri, così come anche delle debolezze: Achille aveva il famoso tallone, Superman poteva essere sconfitto dalla criptonite, Spiderman era decisamente maldestro nella vita di tutti i giorni. E allora bisogna imparare a guardare alle nostre debolezze, alle nostre fragilità, così come alle nostre ombre, in modo diverso, rinnovato: se un pesce venisse giudicato dalla sua capacità di salire sugli alberi verrebbe giudicato un idiota, diceva Einstein. Ma un pesce è semplicemente se stesso e non potrebbe essere altro. Siamo tutti, nessuno escluso, semplicemente imperfetti, ma riconosciamoci che stiamo facendo del nostro meglio sulla base degli strumenti e delle conoscenze di cui disponiamo. In questo momento. Come dire, ognuno di noi è in realtà perfetto. A modo suo.

Vorrei che questo fosse davvero chiaro: è soltanto quando accettiamo pienamente noi stessi e gli altri, al di là di ogni giudizio, nonostante i nostri ed i loro errori, i nostri e le loro fragilità, riconoscendo la nostra e altrui sacralità, che possiamo instaurare relazioni autentiche, intime, fondate sulla reciprocità.

E allora, l’unico vero sacrificio richiesto, se sacrificio si può chiamare, è proprio questo: entrare in noi stessi, nel nostro bozzolo, abbandonare le vecchie credenze, le regole che ci siamo imposti, il copione che abbiamo scelto di recitare, il punto di vista da cui giudichiamo la vita e il mondo, per permettere al nuovo di entrare. Aprire il nostro cuore e affrontare con gentilezza e coerenza, con dolcezza e fermezza, le nostre paure più profonde e le nostre resistenze e scegliere consapevolmente di abbracciare la vita. Pienamente e consapevolmente.

Ed allora non stiamo cambiando perché siamo costretti a farlo, sulla base di bisogni, legate alla mera sopravvivenza o alla paura. Ma scegliamo consapevolmente di trasformarci, ne sentiamo il desiderio. Cambiamento e trasformazione hanno sfumature di significati diversi. Dal dizionario, cambiamento è sostituzione o avvicendamento che riguarda in tutto o in parte la sostanza e l’aspetto di qualcosa o di qualcuno. Trasformazione invece è mutamento più o meno evidente di forma. Si può allora cambiare indirizzo, città, colore dei capelli. Il tempo cambia. Nella trasformazione, invece, la sostanza non cambia; o meglio, può essere soggetta a variazioni, a ricombinazioni, aggiunte, perdite. Ma c’è un nocciolo, un filo che, pur nel cambiamento, resta lo stesso. Ed è la nostra natura più autentica.

Proprio come una crisalide. Che si trasforma, e non si cambia, in farfalla. E allora, scegliamolo. In ogni momento della nostra Vita.

Di trasformare se stessi. Da crisalide a Farfalla.

Libera di dispiegare le sue ali.

E di iniziare a volare.